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Pubblicate sui social le chat con il capo: l'ultima follia dei 30enni

venerdì 26 giugno 2026

3' di lettura

Il tuo lavoro ti porta via gran parte della tua vita privata e della tua sanità mentale? Non serve prende ad esempio Tyler Durden, il protagonista del film "Fight Club" che inscena una rissa in ufficio per ottenere il suo licenziamento e una generosa liquidazione. Esiste una via più semplice. Basta condividere tutto sui social per dare sfogo alla propria frustrazione. I ragazzi della Gen Z hanno dato vita a un trend che è diventato subito virale.

Si chiama "I'm looking for a job and then I found a job" - tradotto: "Sto cercando un lavoro e alla fine l'ho trovato" - e consiste nel condividere su Instagram e TikTok alcuni screenshot di chat WhatsApp con il proprio datore di lavoro. Questi messaggi privati vengono pubblicati in forma anonima per essere mostrati a una community che, come dimostra l’enorme diffusione della tendenza, ha probabilmente vissuto esperienze molto simili. La maggior parte di essi riguarda proposte di lavoro di lavori mal retribuiti, richieste di straordinari non pagati o imposizioni di turni molto più lunghi rispetto a quelli concordati. 

"Volevo sapere - il messaggio di un'utente anonima su Instagram - se il turno delle 19-02 finisce alle 2 o se chiudiamo al pubblico alle 2. E poi volevo sapere se le domeniche e il turno dopo le 10 prevedono la maggiorazione. Io vorrei accertarmi che il contratto sia in totale regola e che quello che lavoro poi lo trovo in busta paga - spiega ancora la dipendente -, sia per le maggiorazioni, straordinari, che per eventuali ferie ecc... insomma - conclude - se c'è da sapere qualcosa fuori dal contratto per me è importante (con tanto di cuore rosa, ndr)". La risposta del datore di lavoro: "Miriam penso che non possiamo andare avanti se già mi sindacalizzi tutte queste cose... io sto cercando altro team che sposi il progetto e che non vada a guardare se capita uno o due giorni che magari si possa fare anche più tardi. Ti ringrazio lo stesso: è stato un piacere conoscerti". "Non stavo sindacalizzando - la replica basita di Miriam -, ho solo chiesto in quanto è un mio dritto...".

Un'altra giovane lavoratrice ha postato una chat col suo capo dove si lamentava per i ritmi di lavori improponibili, soprattutto in quanto minorenne. "Scusami se io dipendente non vivo per il tuo ristorante - scrive la ragazza -. Continuate ad assumere le 15enni che stanno alle vostre regole". Il datore di lavoro, invece di venirle incontro, la sbeffeggia: "Toh! Ci sono delle "povere" ragazze che purtroppo devono lavorare. Non come te che lo fai per riempirti le giornate vuote estive! E hanno tutto il mio rispetto e la mia stima!!! Non sei un'eroina, tutt'altro...".

Il nuovo trend non è soltanto un modo per ottenere dei facili "Like" o "condivisioni". Si tratta infatti di uno strumento diretto ed efficace per portare sui social la propria esperienza, raccontando le situazioni più assurde e divertenti fino alle dinamiche lavorative più tossiche. E, allo stesso tempo, ci rendendosi anche conto che non si è soli e che nella vita il lavoro non è tutto. 
 

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