«Porta avanti questa battaglia per me. Portate avanti questa battaglia per me. Portatela avanti per tutti gli italiani». Un messaggio whatsapp giunto alle sette del mattino che ha il sapore del testamento quello che ieri ci ha affidato Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour, provincia di Cuneo, che mercoledì scorso, per essersi difeso da una brutale rapina - e lo ripetiamo brutale - è stato condannato dalla Corte di Cassazione a 14 anni e 9 mesi di reclusione. Quattordici anni e nove mesi, che per un uomo di 72 anni piomba come una condanna all’ergastolo. Significa fargli passare l’ultimo picchio della sua esistenza dietro le sbarre. Mercoledì, dopo la pronuncia della sentenza, Roggero si è presentato in carcere per costituirsi. Ma mancava l’ordine di carcerazione e quindi con la moglie ha trascorso la notte in un hotel del milanese.
ANGOSCE E RITARDI
Dopo cinque anni di tribolazioni e patimenti, dopo una giornata - quella di mercoledì in attesa del verdetto - carica di angoscia, ieri un altro giorno di pena e tormento. «Manca il dispositivo scritto della procura - ci ha fatto sapere ieri Roggero - e quindi senza quello non posso entrare». Nel tardo pomeriggio, ancora questo gioielliere, padre di famiglia, nonno di otto nipoti, non sapeva di che morte morire e alle diciassette è andato a riconfermare la stanza dell’hotel per un’altra notte, perché «l’ordine di carcerazione potrebbe arrivare da un momento all’altro. Non so niente. Sembra un film». I familiari fanno su e giù tra le loro abitazioni e la struttura dove ora si trova Roggero.
«Pensa - ci ha raccontato - che ieri - mercoledì per chi legge ndr avevo già salutato tutti. Abbracciato tutti. Stamattina con i nipotini abbiamo fatto una videochiamata. Mi hanno chiesto: “Nonno, nonno ma sei in carcere?”. Poi ancora: “Nonno ma quando ti veniamo a trovare?”. Ho detto loro di stare tranquilli, e che ci vedremo presto. E intanto sto qui in attesa, è un’agonia».
Proprio quei nipotini, che Roggero avrebbe dovuto portare a Gardaland. «Nonno, nonno, ma se non vai in carcere ci porti?», gli avevano chiesto i tre più piccoli. Ma Roggero non potrà. Con la sentenza di mercoledì scorso, la sua vita è stata segnata da un funesto spartiacque. Tornerà mai a casa? Potrà mai tornare a sedersi sul divano con la moglie? Potrà mai più riabbracciare i nipoti? Potrà ancora costruire con le sue mani i gioielli come ha fatto per cinquant’anni? Con quella minuzia e dovizia proprie di chi ha la sapienza nelle mani. Potrà più sistemare il giardino così come gli piaceva fare ogni domenica? E potrà più rivedere dal terrazzo di casa quelle splendide montagne che si stagliano verso l’orizzonte?
ORIZZONTE BUIO
L’orizzonte di Mario ora è buio. È fatto di celle, di pasti consumati tra i delinquenti quelli veri - di sbarre e di brande dove dormire. Quando mercoledì è stata pronunciata la sentenza di condanna, confermando quella di Appello e respingendo quindi il ricorso dei legali di Roggero, l’Italia si è letteralmente sollevata. Il profilo Instagram del gioielliere che fino a due giorni prima aveva 64 mila followers, ieri è arrivato a 142 mila. Milioni e milioni di visualizzazioni, di post, di storie condivise nei social perché quando i cittadini percepiscono una distanza incolmabile tra le sentenze e il senso comune, la fiducia nella magistratura e nelle leggi, viene meno.
Roggero, lo ricordiamo, è stato condannato perché il 28 aprile 2021, si difese sparando ai rapinatori, uccidendone due e ferendone un terzo. Fu una rapina particolarmente violenta, e non era nemmeno la prima. Nel 2015 lo massacrarono di botte. Nel 2021 legarono la figlia di Roggero con delle fascette. Le puntarono una pistola. La moglie venne minacciata con un coltello alla gola. E lui si vide puntare una pistola in faccia con un conto alla rovescia. Quando i banditi gli chiesero di aprire la cassa, lui si ricordò di avere l’arma. E quando i rapinatori uscirono dal retro, lui li seguì e sparò.
Ma non è tutto. Roggero venne anche condannato a una provvisionale di 780 mila euro. Da dare a tutto il parentado dei banditi - sembra follia - costituitisi parte civile. La richiesta di risarcimento è assai più alta: tre milioni e 277 mila euro. Il rapinatore ferito, Alessandro Modica, ora per giunta già libero, e difeso dall’avvocato che dopo la sentenza ha detto che «giustizia è stata fatta» (da fargli notare che stiamo parlando di un rapinatore) ha chiesto 225 mila euro. È proprio questa la giustizia che vogliamo?