La storia della morte di Fakir, tutta ancora da sottoporre ad accertamenti e indagini, è un calderone di accuse e di conclusioni affrettate. Nel mirino è finita la polizia, ma anche la croce rossa intervenuta sul posto. E così c'è chi si è preso la briga di attaccare anche i sanitari. "Scatenato dai social, c'è un attacco verso un'istituzione che per suo principio soccorre indiscriminatamente tutti i cittadini. Questo ci ferisce e ferisce i soccorritori, che oggi vengono additati a persone che non hanno fatto il loro dovere", ha affermato ieri all'Ansa la Croce rossa di Bologna.
I quattro soccorritori, nel caso di Fakir Abderrahim, "erano lì, in attesa di poter intervenire. Non è pensabile che potessero farlo su un soggetto che in quel momento era sotto le mani delle forze dell'ordine. Quando ci è stato concesso farlo, siamo intervenuti", ha aggiunto la Croce rossa.
Ma questa mattina su Repubblica ecco che arriva anche la stilettata di Luigi Manconi: "Il comportamento degli operatori sanitari che si astengono dall'intervenire mentre Fakir agonizza sull'asfalto, non può essere ignorato. È la manifestazione persino inconsapevole di come un'atmosfera bellica, rapidissima nell'individuare la figura del nemico nell'altro da sé, possa lambire e condizionare anche chi avrebbe il compito istituzionale e professionale di proteggere la vita e la salute altrui. Figure che abbiamo sempre immaginato come "terze", di mediazione e di peace-keeping diventano "di parte": dalla parte dell'ordine pubblico autoritario. Ricordo che anni fa un disegno di legge governativo prevedeva che i medici e il personale sanitario chiamati a curare uno straniero irregolare fossero tenuti a denunciarlo, pena una sanzione". Fango su fango.