Sono arrivati da Berlino gli esiti degli esami del sangue su Gianni Di Vita e la figlia Alice, dopo i prelievi effettuati lo scorso primo luglio nell'ambito dell'inchiesta sul giallo di Pietracatella, dove Antonella Di Ielsi e la figlia 15enne Sara Di Vita sono morte per avvelenamento da ricina: per gli esperti del Robert Koch Institute, come riporta l'Ansa, il padre e la figlia superstite della famiglia non sarebbero mai venuti a contatto con la sostanza.
Intanto ieri la procuratrice Elvira Antonelli avrebbe di nuovo sentito Alice Di Vita. Lo apprende l'Ansa da fonti qualificate. Le analisi, inoltre, confermano quanto già accertato nei mesi scorsi dal Centro antiveleni di Pavia: l'istituto tedesco - centro all'avanguardia a livello mondiale nel campo dei veleni - avrebbe sviluppato tecniche particolarmente avanzate in grado di individuare tracce di ricina anche a mesi di distanza ed è per questo motivo che è stato coinvolto nell'inchiesta.
La procura di Larino aveva chiesto agli esperti di Berlino di verificare la presenza di anticorpi e dunque di accertare una eventuale esposizione al veleno. Esposizione che - stando all'esito di questi accertamenti che hanno dato esito negativo - non ci sarebbe stata. Cade così l'ipotesi secondo cui il padre sarebbe sopravvissuto grazie ad anticorpi sviluppati contro il veleno. Alice Di Vita, invece, non era presente alla cena del 23 dicembre 2025, uno dei pasti in cui potrebbe esserci stato l'avvelenamento.