Diciamocelo: non è che la sentenza che ha rinchiuso in galera Mario Roggero abbia fatto passare un così bel messaggio. Intanto i risarcimenti: tutto il parentado dei rapinatori del gioielliere di Grinzane Cavour, costituitisi parte civile al processo, ci è andato a nozze. E poi, coprattutto, la sicurezza. «Questa pena è il massimo per i delinquenti aveva detto Roggero pochi minuti prima di fare il suo ingresso in carcere -, così sono facilitati a rapinare e rubare». Ed è un fatto che, dopo la sentenza Roggero, l’estate di rapine furti e spaccate nelle gioiellerie si è fatta particolarmente “calda”.
Alcuni esempi? La stessa notte della condanna a Mario, a Verona, un commando di otto malviventi ha preso d’assalto la storica gioielleria Porta Borsari. Armati di martello pneumatico e trapano, hanno sfondato porte e vetrine, facendo man bassa di tutto. Qualche gioeno dopo, il 26 luglio, a Genzano di Roma, una banda di professionisti travisati con passamontagna e guanti ha assaltato la gioielleria Pivari. Un colpo studiato nei minimi dettagli: i banditi, in meno di due minuti, sono riusciti a forzare la serrande, scassare le teche e portare via tutto. Poi il 2 agosto, a Frattamaggiore (Napoli), i malviventi hanno preso d’assalto l’Officina dei Nobili: «In quattro - racconta la proprietaria - hanno distrutto il nostro negozio. I sacrifici di una vita spazzati via in due minuti». E andiamo avanti. La notte tra il 3 e il 4 agosto, ad Altamura (Bari), un bandito ha preso d’assalto, di notte, una gioielleria con un piccone. Le immagini sono esaustive: un uomo a volto coperto colpisce a suon di piccozza il negozio, in pieno centro. Ancora: « Trentola Ducenta (Caserta), il 9 agosto, un furto da film in una gioielleria, in piena notte: dalle immagini di videosorveglianza che Libero ha visionato, si vedono i banditi a volto coperto che entrano, armati di flessibile, per poi svaligiare tutto. A Frignano (Caserta), il 12 agosto, il negozio di gioielli in pieno centro è tornato nel mirino dei malviventi. Non vi basta?
Veniamo al pirotecnico assalto alla gioielleria a Mazzarino (Caltanissetta), con tanto di escavatore. Le immagini fanno impressione. Si vede una ruspa passare di notte lungo il centro del paese e sfondare completamente il negozio. I danni sono stati enormi. Chi vive accanto dice che pareva il terremoto, alcuni residenti sono stati costretti a evacuare dallo stabile. Non è ancora finita. Giovedì scorso, a Sant’Angelo Lodigiano, un commando di cinque uomini, col volto coperto da cappelli e bandane, ha rapinato una gioielleria in un centro commerciale. In pieno giorno. I banditi, armati di piccone, hanno sfondato le vetrine, caricato la merce in dei borsoni, e poi sono fuggiti, in auto, con l’aiuto di un complice. La commessa era terrorizzata. Dalle immagini la si vede prima incollarsi alla parete. Poi lentamente, piano piano, scivolare giù e sedersi a terra.
Dopo questi episodi, tantissimi gioiellieri d’Italia ricavano riflessioni. «Io l’avevo detto - dice Marco Meola, responsabile commerciale di una azienda di gioielli che dopo la sentenza di Mario si sarebbe dato il via, ancora di più, alle rapine. È passato il messaggio sbagliato. La parola d’ordine è “non reagire", perché se reagite fate la fine di Mario».
Dello stesso avviso è Dario Boragine, presidente di Federpreziosi Caserta. Che più di chiunque altro può parlare dato che lui, nel 1982, durante una rapina perse il padre. «Mio padre tentò di reagire - racconta a Libero - ma gli spararono. Sono completamente dalla parte di Roggero. Qui non significa sparare fuori dal negozio o dentro. In quei momenti bisogna capire che cosa prova una persona. Io, ripeto, ho perso mio padre. A me, anni dopo, puntarono una rapina a venti centimetri dalla testa. Di che cosa parliamo?».
Gli ultimi dati ufficiali del Viminale sono del 2025 precedenti alla sentenza Roggero - e mostrano un aumento delle rapine negli esercizi commerciali in generale. Anche se ora, viste le alte quotazioni dell’oro, la categoria teme proprio questo. «Forse non è chiaro che siamo bersagli facili e indifesi», dice Nicola Caradonna, orafo di lungo corso. I “furti con destrezza”, stando ai dati analizzati da Federpreziosi con il Viminale, rappresentano il 76,4% degli episodi complessivi, le “rapine e gli assalti violenti! il 7,2%. «Come categoria - aggiunge Boragine, che una settimana fa si è riunito in prefettura a Caserta per siglare un protocollo d’intesa - chiediamo una revisione della legge sulla legittima difesa. Per noi non è facile. Questi episodi avvengono in pochi minuti. E la legge non ci dà sicurezza. Se poi passa il messaggio dell’impunità, per noi è finita. Siamo poco attenzionati come categoria. E poi la questione dei risarcimenti. Follia».
«Il caso Roggero e quella sentenza scellerata - conferma Angelo Miranda, gioielliere e consulente tecnico di tribunale - hanno dato più coraggio ai delinquenti. Abbiamo bisogno subito di una legge che sia un deterrente per i rapinatori, non il contrario». «Da questo momento in poi - gli fa eco Caradonna -, spiace dirlo, ma nemmeno le forze dell’ordine interverranno più. Siamo senza tutela e diritto di difesa, mentre chi delinque ha anche il diritto di spararci».