Francesco poteva essere salvato. Se fossero stati rispettati i protocolli chemioterapici e chirurgici previsti dalla scienza medica Francesco Gianello, il ragazzo vicentino di 14 anni morto di tumore nel gennaio 2024, poteva essere ancora vivo. Invece i genitori si sarebbero invece affidati al cosiddetto "metodo Hamer". Lo affermano i periti Antonello Cirnelli e Franca Fagioli, nella relazione della perizia per la quale erano stati incaricati dalla Corte d'Assise di Vicenza, davanti alla quale i genitori sono imputati per omicidio volontario con dolo eventuale, e che è stata depositata nella giornata di lunedì 7 settembre. La relazione introduce una nuova ipotesi, che cioè i seguaci del metodo Hamer possono aver utilizzato nei confronti di Francesco farmaci neurotossici (Artemisia) e confuta le conclusioni della difesa, che sosteneva la mancanza di nesso di causa tra le scelte dei genitori e il decesso del figlio. L'udienza di discussione è prevista per il 16 settembre prossimo.
Ma in cosa consiste il "metodo Hamer"? Conosciuto anche come "Nuova medicina germanica", il metodo Hamer è una pratica pseudoscientifica ideata negli anni Ottanta dal medico tedesco Ryke Geerd Hamer, radiato dall'Ordine dei medici nel 1986. Come spiega l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), la teoria si fonda sul presupposto, mai dimostrato scientificamente, che il tumore sia la conseguenza di un conflitto psichico irrisolto.
Il metodo rifiuta dunque l'uso dei farmaci oncologici, provocando nei pazienti che lo seguono gravi ritardi nell'avvio delle terapie e trasformando spesso tumori curabili in patologie non più trattabili. Nella teoria di Hamer, sottolinea sempre l'AIRC, sono presenti anche elementi di matrice razzista e antisemita, legati all'idea di una presunta cospirazione della medicina ufficiale.