La tragedia avvenuta in questi giorni nella laguna di Venezia, dove una giovane coppia ha perso la vita nello scontro tra un'imbarcazione e un taxi acqueo, ha riportato alla memoria una vicenda di vent'anni fa, quella di Mauro Falletta, giovane medico morto nel 2006 nelle acque delle Eolie, travolto da un motoscafo mentre praticava la pesca subacquea. È per questo motivo che oggi, su La Stampa, è intervenuta la madre di Falletta, Giovanna Gozzo.
Alla tragedia che ha coinvolto il figlio, racconta la donna, seguì un lungo iter giudiziario, durato anni, conclusosi con la prescrizione del reato. Alla perdita del figlio, si è dunque aggiunto il peso di una morte che non ha trovato una risposta piena nella giustizia. La donna ricorda quando, nel 2016, fu introdotto in Italia il reato di omicidio stradale e lei, insieme alla sua famiglia, si chiese come mai una tutela analoga non dovesse valere anche per chi muore in mare. Nel 2017, anche attraverso i propri legali, la famiglia cercò di portare all'attenzione pubblica proprio questo vuoto normativo. All'epoca l'omicidio nautico non esisteva come reato autonomo.
Oggi le cose sono cambiate. Nel 2023 il Parlamento ha introdotto il reato di omicidio nautico, accanto a quello stradale. Nessuno può stabilire con certezza se la vicenda di Mauro Falletta e le battaglie condotte dalla sua famiglia abbiano avuto un ruolo, anche minimo, nel lungo percorso che ha portato a questa legge. Ma resta il fatto che quella morte ha certamente contribuito a far emergere una lacuna normativa già allora evidente e dolorosa.