A 66 anni, a pochi mesi dalla pensione, Isabella Marsilio ha temuto di morire in classe. Accoltellata da un 13enne, suo alunno, che si sarebbe voluto vendicare così per due debiti assegnatigli dalla docente, in geografia e in italiano. Una follia organizzata meticolosamente, con tanto di diretta social. Dopo l'aggressione, la donna è stata vittima di una seconda violenza, meno cruenta ma forse non meno sconcertante: gli "odiatori" sui social hanno scandagliato il suo profilo scoprendo le sue idee a favore della remigrazione e contro l'immigrazione fuori controllo.
Oggi, intervistata da Repubblica poche ore dopo la possibile tragedia, la professoressa non si nasconde e non molla un centimetro. "Io, salvata da uno studente del Congo ma resto a favore della remigrazione", spiega. "Chi delinque va cacciato, ma adesso vorrei abbracciare chi mi ha colpito".
"Erano le 9,20 - ricostruisce l'insegnante -. Il mio alunno è entrato senza bussare, all'improvviso. È stato tutto molto veloce. Indossava un caschetto militare e sopra c'era fissato il cellulare, utilizzato come una telecamera. Nella mano sinistra teneva una bomboletta di spray al peperoncino che mi ha spruzzato in faccia. Non ho avuto il tempo di reagire. Poi mi ha colpita con un pugnale con una lama di almeno 20 centimetri. Mi ha dato tre coltellate, velocissimo, una dopo l'altra. Non ha mai detto una parola. Niente. Né prima, né dopo".
A soccorrerla subito "un meraviglioso studente che lo ha bloccato. Poi si è scatenato l'inferno nella scuola. Tutti sono usciti dalle classi". Repubblica le fa notare i suoi post sulla remigrazione e il fatto che a bloccare il 13enne sia stato uno studente del Congo. "Si sente a disagio adesso?", domandano. "Non c'è nulla di incongruente, a mio parere, tra un'idea che esprimo sui social e applaudire un ragazzino che mi ha salvata. Le mie idee, però, non cambiano", sottolinea la docente facendo, immaginiamo, impazzire parecchi commentatori di sinistra. "Il mio studente del Congo ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia. Diverso è per chi viene in Italia e commette reati". Il dialogo è serrato, quasi surreale: "E se a salvarla fosse stato un ragazzino irregolare?", "Non sarebbe stato un mio alunno, proprio perché irregolare",
Il suo aggressore era considerato un insospettabile: "L'anno scorso aveva mostrato un malessere interiore. È figlio unico, i genitori vivono per lui. In tante occasioni ha esternato un senso di rabbia, fastidio, superiorità, anche nei confronti dei compagni. Era molto inquieto. In generale, credo che i ragazzi siano percorsi da un grande senso di infelicità e malcontento. La presenza dei social media, nella loro vita, è troppo invasiva". Ma all'aggressore lancia un messaggio: "Gli voglio bene e mi dispiace enormemente di aver compreso adesso quanto forte e profondo fosse il suo malessere. Mi dispiace tantissimo se lui ha scambiato i miei insegnamenti per accuse o punizioni".