La protesta esonda dai confini della Francia. E arriva a Torino, dove ieri due istituti sono stati occupati dal collettivo Opposizione studentesca d’alternativa (Osa). Si tratta del Carlo Ignazio Giulio e del Liceo Regina Margherita, che si trovano nello stesso edificio del quartiere San Salvario. Alcuni ingressi sono stati bloccati con barricate di sedie per far entrare solo gli studenti. Osa ha dunque lanciato la «mobilitazione permanente contro carovita, guerra, razzismo, repressione» in tutta Italia col motto di «Facciamo come in Francia», bloccando le lezioni nei due istituti torinesi per protestare contro il disegno di legge del governo sulla scuola e contro il riarmo. Questa volta però non è un’occupazione come le altre. Perché molti insegnanti e la stessa dirigente dell’istituto Giulio sono solidali con i ragazzi. «I nostri studenti ci chiedono un’alleanza e crediamo sia giusto farla per difendere un bene comune, cioè la scuola» dice Simona De Simoni, insegnante di sostegno del Giulio. Una trentina di suoi colleghi si inoltre è raggruppata alla mattina davanti alla scuola per confrontarsi con i rappresentanti degli studenti e capire come sostenere l’iniziativa. «Scaricare i problemi strutturali della scuola su caratteristiche di un gruppo di allievi, gli “stranieri”, è una cosa che viviamo come un’aggressione» aggiunge De Simoni. Il rappresentante di Osa al Regina Margherita, Zeno Lazzari, 18 anni, la pensa allo stesso modo: «Noi siamo fieri di essere in una scuola multietnica».
ASSEMBLEA
In via Valperga alla mattina si è svolta un’assemblea improvvisata all’ingresso del Regina, con la solidarietà di alcuni docenti del Caio Ignazio Giulio. Secondo il collettivo Osa, l’occupazione dovrebbe durare per l’intera settimana. «Il problema della scuola non sono gli stranieri» sottolinea in una nota il collettivo. «Chi sta in alto che non riesce a parlare di giovani e di scuola, che non può essere migliore se non in una società differente che prende le distanze dalla guerra, l’imperialismo e il razzismo. Con questa occupazione perciò chiediamo che venga garantito il diritto allo studio a tutti e delle condizioni più dignitose per chi ogni giorno deve entrare in queste strutture».
«Oggi» prosegue il comunicato, «abbiamo deciso di occupare per lanciare un messaggio forte: contro il razzismo, la guerra e una scuola che il governo vuole trasformare sempre più in una caserma! Vogliamo che i soldi vengano spesi per risolvere i veri problemi non per la guerra!». «Abbiamo delle infrastrutture pericolanti come tetti che crollano, porte bucate, termosifoni non funzionanti, scuole che si trasformano in cantieri e piove in palestre e corridoi» aggiunge Osa. Ma tra le motivazioni dell’occupazione, ne spuntano anche di meno nobili. Come ad esempio il nuovo regolamento dell’istituto che prevede un «massimo di cinque entrate e uscite nel trimestre e otto nel pentamestre, superato questo limite si può arrivare alla nota disciplinare se non addirittura alla sospensione». «Adesso bisogna fare come in Francia per opporsi alla spirale di carovita, razzismo, repressione e guerra anche da noi. Accendiamo la miccia!» è l’appello rivolto da Osa agli studenti di tutta Italia. I ragazzi del Giulio, invece, hanno appeso uno striscione nel cortile dell’istituto. «Siamo i primi d’Italia a occupare, nei prossimi giorni altri ci seguiranno», dicono gli studenti dal cancello d’ingresso. Dall’altra parte, il Regina Margherita, chiuso con un lucchetto da bicicletta e da una barricata di banchi da scuola accatastati uno sull’altro. «Questa volta c’è molto coinvolgimento. Faremo attività, podcast, confronti. Stasera dormiamo qui» dicono.
MOBILITAZIONE
Sempre ieri mattina, si è svolta un’assemblea di studenti nel cortile del Liceo scientifico Gobetti, in centro. «Gobetti bloccato. Contro la scuola caserma, il razzismo e la guerra», si legge sullo striscione abbracciato dagli studenti davanti alla scalinata. «Usb Scuola è solidale con le scuole, gli studenti e le studentesse che hanno riaperto (...) un piano di mobilitazione contro un modello scolastico che esplicita sempre più la sua natura classista, razzista (“tetto agli stranieri”), e di mancanza di prospettiva che non sia quella tragica e orrenda della guerra e del riarmo» dichiara in una nota il sindacato. «Si avvia un importante percorso di allargamento che deve riguardare il mondo del lavoro colpito da un aumento del costo della vita, dei carburanti, delle bollette». E in città l’agitazione dei liceali si salda intanto a quella degli universitari in protesta davanti alla sede di Edisu per il caro affitti e le nuove regole che penalizzerebbero gli stranieri nella distribuzione dei posti letto. Davanti agli uffici dell’Ente per il diritto allo studio è comparsa una fila di tende, con contorno di striscioni e volantini, per ribadire il diritto dei fuorisede di ogni provenienza alla casa.