A scuola di violenza dai compagni francesi. I rappresentanti della Rete degli Studenti Medi, sindacato studentesco di sinistra fondato a Frascati nel 2008 e storicamente vicino alla Cgil, è volato a Parigi per prendere parte alle manifestazioni dei liceali contro il governo. Manifestazioni che negli ultimi giorni si sono radicalizzate, con incendi ai licei, aggressioni al personale scolastico e alle forze dell’ordine. «Le rivendicazioni degli studenti francesi sono le nostre», ha dichiarato ieri Simone Montori, Coordinatore Regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio. «A Roma come a Parigi affrontiamo governi che rispondono ai giovani con tagli e precarietà. La giornata di oggi è una tappa fondamentale del percorso che ci vedrà di nuovo in piazza il 17 ottobre a Roma e in occasione dello sciopero studentesco del 20 novembre».
Sulla pagina Facebook del sindacato, uno degli espatriati a Parigi, con addosso la maglia “Love Beer Hate Fascism”, ribadisce che la lotta dei francesi «è la nostra lotta», mentre su Instagram è stato pubblicato un video della mobilitazione: un modello che i ragazzi di Rete degli Studenti Medi vorrebbero importare in Italia. «Viviamo in un Paese dove studiare sta diventando un lusso per poche famiglie. È ora di prendere esempio dalle piazze francesi, occupiamo le nostre scuole e mobilitiamoci nelle piazze», aveva dichiarato Simone Montori prima della partenza a Parigi, aggiungendo: «Quello che accade in Francia dimostra che quando gli studenti si organizzano con determinazione i risultati arrivano».
L’ELENCO DEI DATI
Per ora, tuttavia, gli unici risultati ottenuti dagli studenti francesi in queste settimane di mobilitazione sono i licei dati alle fiamme, i presidi cosparsi di benzina e i gendarmi e i poliziotti feriti. Ieri, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione per gli Affari costituzionali dell’Assemblea nazionale in merito alla protesta, il ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez ha dichiarato che dall’inizio della mobilitazione sono state fermate 6.629 persone e 761 poliziotti o gendarmi sono rimasti feriti. Sono invece 215 gli studenti feriti. «Nella stragrande maggioranza dei casi tali ferite sono state “accidentali” o legate al lancio di proiettili o petardi da parte di altri manifestanti», ha precisato Nuñez. Secondo cui il governo si trova a gestire un movimento «piuttosto inedito», in particolare per «il numero di scuole coinvolte», per «i partecipanti, più numerosi del solito» e perché «è rapidamente degenerato in gravi episodi di violenza». Nuñez, in risposta alle accuse della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, ha inoltre definito «eccessivo parlare di repressione della polizia». «Questa è la prima verità da ristabilire: non c’è alcun intervento quando gli studenti manifestano pacificamente», ha affermato il ministro dell’Interno.
Sono invece 88 i membri del personale scolastico feriti dall’inizio della mobilitazione e 24 le scuole danneggiate a tal punto che, dopo essere state «incendiate o saccheggiate», non possono riaprire nell’immediato, privando «quasi 30mila studenti della possibilità di frequentare le lezioni in presenza», ha dichiarato ieri il ministro dell’Istruzione francese Édouard Geffray, delineando all’Assemblea nazionale il quadro degli effetti della rivolta studentesca. Parlando dei dipendenti della scuola rimasti feriti, il ministro ha precisato che, «in moltissimi casi, sono stati presi di mira deliberatamente». «Non avevamo mai visto niente di simile», ha aggiunto. Oltre ai danni alle scuole, la cui chiusura causerà «un enorme danno» per il percorso scolastico, il ministro dell’Istruzione ha affermato che centinaia di esercizi commerciali hanno subìto «danni molto gravi» attualmente stimati in diverse decine di milioni di euro. Tra i 20 e i 30 milioni di euro, ha precisato BfmTv.
L’ATTO IV DELLE PROTESTE
Ieri diversi rappresentanti di organizzazioni studentesche hanno chiesto di essere ricevuti dal primo ministro francese Sébastien Lecornu, lamentando la mancanza di misure concrete.
In serata, durante un discorso da Matignon, sede dell’esecutivo, Lecornu ha ribadito il suo sostegno alla polizia che «non ha ricevuto istruzioni di scontrarsi con gli studenti delle scuole superiori», accusando l’estrema sinistra mélenchonista di strumentalizzare le proteste. Il premier ha poi detto di comprendere «la rabbia dei giovani» perché «non nasce dal nulla». «Nessuno può rimanere indifferente alle ansie che esprimono», ha aggiunto Lecornu, annunciando che «le prime decisioni del governo saranno presentate alla fine di ottobre». Oggi a Parigi è previsto il cosiddetto “Atto IV” della mobilitazione studentesca. «Chiediamo di continuare la mobilitazione. Blocchi il 7 ottobre, manifestazioni l’8 ottobre», ha annunciato l’Union étudiante sui propri social, mentre l’Union syndicale lycéenne ha dichiarato di essere favorevole a «tutte le proroghe decise dagli studenti delle scuole superiori», affermando che «solo la vittoria consentirà il ritorno alla calma».