Caccia al tenente colonnello Alberto Marino a È Sempre Cartabianca, talk di approfondimento di Rete4 di Bianca Berlinguer. Nel 2007 era allora capitano del RIS e fu il militare che si occupò materialmente di diversi accertamenti biologici, tra cui quelli sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, compresi quelli non inseriti negli atti d’indagine che risultarono negativi e che avrebbero potuto scagionare da subito l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.
L’inviata del programma prova a stanare Marino all’esterno della sua abitazione, ma il colonnello è visibilmente infastidito: “Signori, non vi dico nulla, sparite da questa abitazione”. La giornalista ci riprova: “Ce ne andiamo subito, soltanto per sapere se effettivamente è stato fatto tutto quello che si poteva fare correttamente e solo a chi l'ha comunicato”. Il tenente, però, è irremovibile: “Non vi dico nulla, non vi autorizzo a trasmettere nulla”. L’inviata prova a spiegare la situazione: “Comunque c'è una persona che è stata dieci anni in carcere, Alberto Stasi, quindi diciamo, col senno del poi come la fa sentire? C'è qualcosa che avrebbe fatto diversamente?”.
Davanti, però, trova un muro: “Andate via, questa è la mia abitazione privata, non vi autorizzo a registrare nulla. L’autorizzazione fatevela dare dal comando generale e io vi rilascio l'intervista, posto il fatto che non ne ho piacere”. Una volta rientrati in studio, parla Antonio De Rensis, legale di Stasi: “Le tifoserie esistono fra gli opinionisti, l'opinione pubblica è totalmente sconcertata da tutto ciò che sta accadendo e quando chi, per anni, ha perseguito la colpevolezza di Stasi in televisione non riesce in maniera netta, categorica - mi riferisco a qualche suo collega (parla alla Berlinguer, ndr) - a dire che qui non ci troviamo di fronte ad anomalie, stranezze, io sento questi termini. Qui ci troviamo di fronte a reati, omissioni, inganni, reati, omissioni”.
L’avvocato, poi, prosegue: “Ciò che sta emergendo del RIS non è un problema giudiziario, è un problema sociale. Non è un problema di tifoserie, è un problema di equilibrio giudiziario della nostra società. E persone del loro calibro, e lo dico veramente col massimo rispetto, devono tenere il mirino molto molto puntato su questi fatti, perché i cittadini devono avere il diritto di essere indagati e investigati con equità e completezza”.