Ci mancavano solo i professori con la fobia dei militari. Siamo in Puglia, dove la crociata contro le divise che difendono il nostro Paese è guidata dall’osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Eh già... Il referente di questo gruppo di docenti - come raccontato da Repubblica - è Michele Lucivero, insegnante a Molfetta e a Corato nonché sindacalista dei Cobas. Per lui e per i colleghi sarebbe in corso «una martellante retorica di guerra».
Il motivo? Udite udite, alcune scuole organizzerebbero delle giornate aperte insieme ai nostri militari, dove i soldati raccontano a ragazzi e ragazze i valori su cui si basa la nostra Repubblica, cosa significa giurare fedeltà al nostro Paese, qual è il significato della bandiera italiana e perché i nostri uomini in divisa decidono di dedicare la loro vita alla difesa della Patria.
In occasione di alcuni di questi incontri con le scuole, accade che i giovanissimi vengano invitati a visitare le basi militari sparse sul territorio italiano. Apriti cielo... L’osservatorio ha voluto manifestare tutta la sua indignazione per alcune immagini risalenti a una di queste giornate. A inizio settembre alcuni bambini sono stati fotografati vicino a mezzi militari o con le armi dei soldati tra le mani. Tutto ovviamente in assoluta sicurezza, sotto la supervisione dei militari. Sono stati proprio loro a confermare che è cosa assai frequente che qualcuno chieda di avvicinarsi ad armi e veicoli.
Del resto, soprattutto quando si tratta di bambini, la curiosità verso qualcosa di nuovo è assolutamente normale. Ma per i docenti pugliesi no. Per loro si tratta di propaganda bellica. Martedì il gruppo di prof ha presentato a Bari, nella sede del Consiglio regionale, un dossier in vista della marcia della pace Gravina-Altamura in cui ha elencato le tappe di quella che viene definita una «indebita invasione di campo». Addirittura i professori sarebbero arrivati a contestare la presenza dei ragazzi di un liceo alla commemorazione delle vittime delle foibe nella caserma di Picca di Bari. Il paradosso è servito: in nome del solito finto pacifismo si finisce per colpevolizzare chi spiega ai ragazzi cosa significa difendere il proprio Paese, preservandone la pace.