"Ci battiamo anche per i tuoi diritti", dice una ragazza con il telefonino in mano, mentre riprende piazza Duomo in fiamme. "Vandali, siete solo dei vandali", ribatte un funzionario della Polizia, sconvolto dalla violenza scatenata da studenti e centri sociali sabato pomeriggio sotto la Madonnina. "Stiamo dicendo quello che pensiamo e questo è un nostro diritto", non molla la giovane.
Il servizio video di Davide Bosco e Daniele Stefanini per Agtw riassume in pochi secondi un'Italia spaccata. Da una parte lo Stato, dall'altra migliaia di aspiranti rivoltosi. Come in Francia, così nelle nostre città. E il bilancio è allo stesso modo pesantissimo.
Alle nove della sera quando il grosso del corteo si scioglie Milano si specchia atterrita senza riconoscersi e conta oltre 50 portati in Questura, la metà minorenni, e almeno una quindicina di feriti.
Vetrine distrutte, il negozio di "Foot Locker" saccheggiato (e non si capisce cosa c'entrino le costose scarpe di marca con il carovita, la scuola e dintorni), transenne e vasi rotti per strada, ceneri di roghi appiccati in diversi punti, sassi divelti dalle strade, pali e cartelli stradali danneggiati.
Ricorda la città devastata dai black bloc il primo maggio del 2105 ma questa volta non è un gruppo di "professionisti" ad averla ridotta così ma la furia di una parte dei ragazzi di seconda generazione che hanno partecipato a una manifestazione non considerata preoccupante alla vigilia.
A dare il preavviso alla Questura era stato il movimento "Italia in Piazza", attivo nelle proteste contro il "caro vita", che aveva fatto circolare la notizia della manifestazione sui canali social, TikTok in particolare. Il campo di battaglia scelto è proprio sotto le guglie del Duomo in una mite giornata autunnale che prende una piega non prevista per i numerosi turisti.
I più prudenti scappano, altri, e sono tanti, si improvvisano video-maker o colgono l'occasione per un selfie in posa con le macerie sullo sfondo prendendosi i rimproveri degli genti impegnati a contenere i ragazzi che spuntano in diversi angoli del centro città. Volano sassi, petardi e bombe carta. A un certo punto si alzano pure le fiamme da un cantiere al centro della Piazza perché prende fuoco un bagno chimico.
Pochissime bandiere, qualcuna della Palestina, un solo striscione con scritto: "'Se mi punti una pistola dopo che sono andato a ballare chi dei due è un criminale?". C'è chi si nasconde dietro a un passamontagna. Continui ed estenuanti i 'faccia a faccia' tra i poliziotti e chi protesta col dirigente della polizia Angelo De Simone preso alla testa da un sampietrino e ferito ma che non ha lasciato il servizio. Arrivano tante ambulanze a soccorrere persone centrate dagli oggetti. I fermi avvengono sotto lo schermo puntato dei telefoni dei manifestanti che chiedono con rabbia alle forze dell'ordine perché ammanettino dei "ragazzini". Vengono chiusi gli accessi centrali della metropolitana Duomo, quelli laterali sono aperti e le persone escono lamentandosi di avere inalato fumo dai lacrimogeni. In diversi punti le parti vengono a contatto ravvicinato, la Polizia cerca di disperdere i manifestanti coi fumogeni e alla fine con gli idranti.
Verso le otto della sera, un dirigente della Polizia in via Mazzini grida: "Avete fatto feriti, devastazioni e altri reati, che altro volete fare?". In serata i milanesi, anche chi lo è diventato pur essendo nato non in Italia, cominciano a riappropriarsi della città e di loro iniziativa si mettono a liberare le strade e a pulirle. Qualcuno urla "Basta!" verso i giovani che alimentano gli ultimi focolai violenti. Torna alla mente sempre il primo maggio 2015 quando si mise all'opera quello poi passato alla memoria come il 'popolo delle spugnette' che restituì ordine e bellezza alla città.