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Il caso

Caso Cesare Battisti: e ora Einaudi boicotta la Vargas

2 Aprile 2019

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Cesare Battisti

C’è qualcosa di indomabilmente idiota nella coerenza di Frédérique Audouin-Rouzeau in arte Fred Vargas, giallista di successo planetario, 61 anni, di cui l’ultima ventina a difendere ideologicamente un assassino di mezza tacca.

Cesare Battisti ha ammesso finalmente la propria colpevolezza per l’omicidio di quattro persone durante gli anni di piombo, ma Fred Vargas, la prima firmataria dei manifesti di intellettuali pro- Battisti, afferma oggi che «non cambia nulla alle mie conclusioni di ricercatrice, lo ritengo ancora innocente». E aggiunge: «Non ritengo di aver difeso un assassino, è l'ultima cosa che avrei fatto. Purtroppo è triste perché mi prenderanno tutti per un’imbecille ma è così». E infatti è così. Tutti, oggi, la ritengono un imbecille. Vargas vive un’ossessione e una fascinazione personali nei confronti di Battisti. Nel 2004, la scrittrice aveva pubblicato con le edizioni Viviane Hamy, il pamphlet La verité sur Cesare Battisti (La verità su Cesare Battisti, ndr) e aveva speso molti dei soldi guadagnati con i romanzi per stipendiare gli avvocati allo stesso Battisti latitante, pagando di tasca propria aerei per andarl a trovare. Messa al corrente delle dichiarazioni di Battisti, Vargas ha risposto anche con una certa stizza: «Le sue dichiarazioni mi lasciano indifferente. È possibile che abbia i suoi motivi, forse ci sono delle ragioni, lo lascio libero di dire ciò che ha scelto di dire». Un’ossessione. Quindi s’intuisce una ritrosia psicanalitica nelle parole dell’intellettuale radical chic, la quale piuttosto di ammetter d’essere stata tradita preferisce continuare a ritenere Battista “uomo impulsivo e sincero”. Dal punto di vista freudiano la cosa, certo, ha una sua logica. Non ce l’ha, però, da quello del realismo giuridico e dell’offesa a un ‘intera nazione- l’Italia- che dopo anni di oltraggi è riuscita ad ottenere giustizia. La spocchia di Vargan, il suo palese disprezzo anche per i lettori italiani, è spiazzante almeno quanto il silenzio del suo editore italiano, Einaudi. Che se prima mai, ai tempi del manifesto, aveva pensato di sfiorare l’argomento Battisti per non entrare in contrasto con una delle sue autrici di punta, ora, di fronte a questo colossale ribaltamento delle realtà, preferisce il silenzio che suona come un assenso.

Cara Einaudi, tira fuori l’orgoglio italiano, dissociati pubblicamente da un’autrice che non solo ritiene “non dovere di chiedere scusa”, ma continua ad esaltare la parabola storica di un assassino -minore, senza ideologia, ma pur sempre un assassino-. Concedi ai tuoi lettori oggi irretiti dal grottesco, la soddisfazione di saperti dalla loro parte. Rifiuta di far prevalere l’interesse sul buon senso. Anzi, nel caso la signora Vargas continuasse, renditi firmataria di un manifesto che boicotti tutti i suoi romanzi che varchino il nostro confine. Fa sloggiare gli abusivi della morale e siediti dalla parte delle Ragione, dato che i posti dalla parte del torto sono belli che finiti…

di Francesco Specchia

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