Un drone con attaccato un detonatore è stato trovato accanto a un aereo da trasporto ucraino all'aeroporto di Lipsia, lo scalo principale in Germania per la rotta verso l'Ucraina. Ne ha dato notizia Bild. Il detonatore, hanno spiegato le autorità, era difettoso e solo per questo non c'è stata alcuna esplosione. In ogni caso, per disinnescare l'oggetto è stato utilizzato un robot artificiere telecomandato. Secondo le informazioni ricevute dagli addetti alla sicurezza, sull'oggetto c'era del materiale esplosivo, che tuttavia non è esploso.
Intanto, dalla Nato hanno fatto sapere di essere a conoscenza di quanto accaduto. "Siamo a conoscenza dell'incidente, sul quale le autorità tedesche stanno continuando a indagare", ha riferito una fonte dell'Alleanza. In un secondo momento, poi, si è scoperto che in realtà erano due i droni protagonisti dell'incursione notturna nell'aeroporto tedesco. Secondo quanto ricostruito dalla Bild, il primo drone sarebbe stato individuato nella notte da un membro dello staff sulla pista dell'aeroporto, a pochi metri da aerei da trasporto ucraini. Mentre il secondo si sarebbe scontrato poco dopo con un aereo in fase di atterraggio.
Il primo incidente, avvenuto ieri sera intorno alle 23, ha costretto l'aeroporto a sospendere i voli fino all'1:55. E proprio in quel momento, uno degli aerei cargo in fase di atterraggio, costretto a riprendere quota, a circa 6 km dall'aeroporto e a un'altitudine di circa 400 metri, si sarebbe scontrato con un oggetto non identificato. Successivamente il velivolo è riuscito ad atterrare ad Hannover. Secondo Bild, l'aereo ha riportato danni alla parte anteriore dopo la collisione.
Trentuno chili di sostanza stupefacente tra cocaina e hashish, nascosti all'interno di un'abitazione attrezzata con un sistema di videosorveglianza e utilizzata come vero e proprio deposito della droga. E il bilancio dell'ultima operazione condotta dalla Polizia di Stato a Pomezia (Roma), che ha portato all'arresto di tre persone. Secondo una prima stima, lo stupefacente avrebbe potuto fruttare diversi milioni di euro una volta immesso sul mercato dello spaccio.
Un canale televisivo gestito dagli Houthi ha trasmesso un video in cui si mostravano, secondo quanto affermato, le conseguenze di un attacco aereo saudita contro una prigione nel nord dello Yemen, mentre i ribelli sostenuti dall’Iran accusavano l’Arabia Saudita di aver ucciso sette persone, tra cui un bambino. Le immagini, trasmesse da Al-Masirah, mostrano un edificio crollato, macerie e lastre di cemento frantumate sparse sul terreno. Per rappresaglia, gli Houti avrebbero poi colpito obiettivi in Arabia Saudita.
I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Sassari hanno arrestato persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di omicidio volontario premeditato in concorso e detenzione e porto illegale di armi. L’attività investigativa ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in ordine alla ideazione, progettazione ed esecuzione dell’omicidio di un soccorritore del 118, commesso a Buddusò (SS) la notte del 7 agosto 2025. Gli accertamenti hanno permesso di delineare le responsabilità dei presunti mandanti, i quali, a seguito di dissidi di natura personale, sia di carattere sentimentale che professionale, avrebbero commissionato il delitto a due esecutori materiali dietro il corrispettivo di una somma di denaro di circa 15 mila euro. Durante le fasi dell’indagine, i Carabinieri hanno eseguito intercettazioni telefoniche e analizzato le immagini di impianti di videosorveglianza riuscendo a individuare l’autovettura utilizzata la notte dell’omicidio dai presunti autori materiali per raggiungere il comune di Buddusò e per dileguarsi dopo l’azione omicidiaria. I successivi accertamenti hanno consentito di individuare sia i due presunti mandanti sia i due materiali esecutori del delitto.
Un 35enne già noto alle forze dell’ordine è stato fermato dai Carabinieri di Scampia, a Napoli, gravemente indiziato di tre rapine ai danni di donne anziane. Il presunto rapinatore avrebbe agito anche negli ascensori, minacciando le vittime con una pistola giocattolo e sfruttando momenti in cui non potevano fuggire. Le rapine, avvenute tra il 27 agosto e il 2 settembre, hanno coinvolto donne tra i 63 e gli 83 anni, alcune delle quali sono rimaste ferite durante le aggressioni. Decisive per identificarlo sono state le immagini delle telecamere: tatuaggi, abbigliamento, scarpe e orologio hanno permesso ai militari di collegarlo ai diversi episodi. Fermato nel Parco dei Ciliegi, è stato trovato con una pistola giocattolo e 1.145 euro in contanti ed è stato portato in carcere in attesa dell’udienza di convalida.