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Becchi spietato su Di Maio: "Ha pensato che bastasse comprare gli italiani. Il M5s si può salvare solo se..."

Giulio Bucchi
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Che cosa è stato il M5S? Negli anni in cui ho partecipato alla vita del MoVimento per me è stato anzitutto una speranza, quella di una nuova «utopia concreta». La retorica della «casta», la lotta contro i privilegi, contro il cancro della «partitocrazia», non erano che strumenti con cui il MoVimento annunciava che, finalmente, sarebbe stato possibile costruire una nuova comunità politica, fondata su un nuovo rapporto tra cittadini e istituzioni, sulla fine, in fondo, della distinzione governanti/governati. Era questo il senso del suo messaggio post-ideologico, l' idea che l' opposizione tra destra e sinistra avesse ormai perso ogni significato con la fine del «secolo delle ideologie», il Novecento. Quelle vecchie categorie della politica sarebbero state travolte da una nuova concezione della democrazia, finalmente «partecipata», aperta, dinamica, fondata sul coinvolgimento diretto dei cittadini. Il tutto con al centro la Rete e le sue potenzialità. Un nuovo linguaggio nasceva: «portavoci» al posto di deputati, movimenti «leaderless» al posto di partiti fondati su un leader. È stata questa forza, questa sensibilità per le nuove idee, a spingere il MoVimento ai suoi inizi. Leggi anche: "Un insulto al popolo italiano". Becchi durissimo con Gad Lerner in Rai Di questa lotta faceva parte quella contro la moneta unica, la critica all' Ue, la volontà di creare una nuova comunità umana, il ruolo fondamentale dell' ecologia e di una «decrescita felice»: tutti temi che hanno visto gli attivisti impegnarsi in un dibattito intenso. C' era la sensazione che tutto potesse cambiare. Tanto entusiasmo. Sono passati pochi anni, e che cosa è rimasto, di tutto questo? Non più di 50mila militanti che ratificano, con una votazione quasi plebiscitaria, l' operato di un «leader» che ha fallito, bocciato alle elezioni da milioni di italiani, per aver impostato una campagna elettorale contro il suo partner di governo e non contro chi gli remava contro. I parlamentari eletti avrebbero dovuto essere dei semplici «delegati», chiamati direttamente a rispondere ai diversi meetup locali. La delega è invece stata letta come una cambiale in bianco, e in poco tempo i delegati sono diventati «classe» dirigente. Una classe dirigente peraltro incapace, senza alcuna preparazione, ma sottratta ad ogni critica. Ne è la prova il fatto che per uscire dalla crisi, oggi il «leader» non apre una discussione interna sugli errori del MoVimento, ma opta per la creazione di nuove strutture organizzative per consolidare il proprio potere. Se le cose continueranno così, il sogno farà presto a trasformarsi in un incubo. Che fare? Il punto essenziale è che oggi il tema fondamentale è l' opposizione tra il globalismo e il sovranismo. Ed è soltanto a partire da questa opposizione che l' utopia del MoVimento avrebbe un nuovo senso. In Italia, la Lega ha da subito incarnato il «sovranismo identitario». Il MoVimento avrebbe dovuto incarnare quel «sovranismo sociale», complementare al primo, che avrebbe messo al centro della politica i bisogni concreti dei cittadini, del lavoro e della dignità sociale. Non è stato sinora all' altezza del compito: con il reddito di cittadinanza ha barattato il lavoro con l' elemosina. Di Maio non ha fallito nonostante il reddito di cittadinanza; ha fallito proprio per essersi illuso di poter comprare il consenso degli italiani con l' assistenzialismo. Se il MoVimento vuole ripartire, dovrà cominciare da qui. Dall' elaborazione di una nuova politica economica per il Paese, puntando su settori strategici ed innovativi. Gianroberto Casaleggio, nel suo ultimo video poco prima di morire, aveva lasciato in eredità proprio questa sfida: fare i conti con un cambiamento tecnologico che non procede più attraverso il «progresso», ma per «rotture» continue, improvvise innovazioni che cancellano il loro stesso passato. Nel giro di pochi anni, le innovazioni tecnologiche richiederanno competenze di cui pochissimi laureati, in Italia, disporranno, e la conseguenza sarà la continua e costante crisi di un mercato del lavoro fermo agli anni Novanta. Esisterà un "sovranismo sociale" all' altezza di tutto questo? Questo è il problema su cui dovrebbe interrogarsi il M5S. È su questo binari che l' alleanza giallo-verde potrebbe ripartire. Tutto il resto è noia. di Paolo Becchi

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