Quel che sarà

Bruno Vespa, lo scenario: "Se la Lega lasciasse il governo, Forza Italia la seguirebbe". E Mario Draghi...

Un colpo alla botte e uno al cerchio. È questo il ragionamento che Maio Draghi deve aver fatto nelle ore convulse prima di mettere a punto l'ultimo decreto sulle riaperture. "Il premier ha diviso la pera a metà, come faceva Luigi Einaudi che non amava gli sprechi", ricorda il conduttore di Porta a Porta sulle colonne del Giorno, "Ma entrambi i destinatari non hanno apprezzato l'equità del primo ministro". Da una parte il rigorista Roberto Speranza che con la sinistra non aveva alcuna intenzione di riaprire così presto. Dall'altra Matteo Salvini, il centrodestra e Italia Viva, che al contrario non volevano quella che Vespa ha definito la "tagliola del coprifuoco alle 22". Ma se per il giornalista quello del presidente del Consiglio è un ragionamento che politicamente non fa una piega. Lo stesso non si può dire su altri livelli. "Nel decreto ci sono alcuni aspetti che andrebbero rettificati", spiega.

 

 

Da qui alcuni pratici consiglio a un premier catapultato dalla Bce a Palazzo Chigi. Visto l'andazzo dei vaccini, "sarebbe sensato autorizzare, poniamo, dal 3 maggio il tragitto verso casa dalle 22 in poi a chi può esibire lo scontrino di un ristorante o il biglietto di uno spettacolo. Per poi spostare dal 17 maggio il coprifuoco alle 23 e dal primo giugno alle 24". Ma le assurdità non finiscono qui: "Revocare l'apertura dei centri commerciali nei fine settimana è ingiusto, visto che si tratta di posti in cui è facile controllare ingressi regolamentati".

 

 

Così come è altrettanto "assurdo proibire i ricevimenti di matrimonio dove le misure di sicurezza possono essere rigorosissime e facilmente controllabili, pena la chiusura degli esercizi". Tutte battaglie su cui Salvini non ha alcuna intenzione di cedere. Tanto da sollevare nella mente di Vespa un dubbio sul "ruolo della Lega nel governo". "Il ministro Gelmini ha detto a 'Porta a porta' che se la Lega lasciasse il governo Forza Italia dovrebbe seguirla - conclude per dare spazio a impensabili scenari -. Il governo di unità nazionale lascerebbe il posto a un governo di sinistra, che non è nelle corde di Draghi". In tal caso, è il sospetto che lascia intendere, anche il neo premier lascerebbe.