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Santoro e l’euforia anti-Usa oltre il limite dell’etilometro

di Mario Sechimercoledì 28 gennaio 2026
Michele Santoro

Michele Santoro

2' di lettura

Michele Santoro è un grande uomo di televisione, ma come analista politico è sgangherato come pochi. Capisco che l’ondata di antiamericanismo abbia reso euforici molti compagni, ma qui siamo oltre i limiti dell’etilometro. Lunedì sera stavo scrivendo il mio editoriale e un’amica mi lancia un sos: «C’è Santoro che parla continuamente di te su RaiTre». Io rispondo: «Vabbè dopo lo guardo, dobbiamo chiudere la prima pagina». Pensavo che il Michelone nostro avesse dedicato un minuto ai miei non importanti pensieri, invece ci ha sferruzzato sopra un monologo davanti a Massimo Giletti che cercava di interpretarne il sinuoso percorso illogico.

Dopo aver visto e rivisto il discorsone del Santorone, ho capito più o meno questo: non dobbiamo stare con gli americani, il loro imperialismo è mefistofelico; Trump è un essere abietto al quale dobbiamo dare solo degli schiaffoni; gli italiani liberati in Venezuela, sì grazie alla Casa Bianca ma non esageriamo; l’Ucraina per favore dia il Donbass alla Russia e finiamola qui così l’aggressore del Cremlino si placa; in Iran sì ci saranno stati 20 o 30mila morti che sono una cosa brutta, ma più brutti sono i bombardieri B-2 degli Stati Uniti che il vostro umile cronista ha invocato per far cadere il regime di Ali Khamenei. C’è molto altro ancora, spicca un dettaglio: Santoro fa il tribuno su quello che scrivo, lo fa sul servizio pubblico ma io non ho mai avuto il diritto di replica, né durante la trasmissione né dopo, Giletti mi ha salutato (e ho provato una forte emozione), ma il giorno dopo nessuno ha chiamato dalla Rai per chiedermi che cosa ne pensassi, se avessi qualcosa da dire.

Tranquilli, non ho nessuna intenzione di ammorbare il pubblico di RaiTre con una risposta a Santoro, mi bastano e avanzano le colonne di Libero, mi chiedo solo da quando in quella che viene definita “TeleMeloni” passi come normale esercizio quello di giocare con le parole di un giornalista, introdurle in un ragionamento politico (sto chiaramente esagerando) del tutto opposto al mio e pensare che questo sia normale. In ogni caso mi sono molto divertito, perché Michele mi è più simpatico dei professoroni che sfornano analisi politicamente corrette senza mai azzeccare un solo scenario. Vorrei dire all’amico Santoro che la portaerei Abramo Lincoln è arrivata vicino al Golfo e io mi auguro davvero che gli Stati Uniti d’America facciano cadere il regime criminale di Teheran. Sarà un grande giorno, potremmo fare insieme un’edizione straordinaria di Samarcanda. Faziosa, ma bella televisione.