Annullata la censura nei confronti di Maurizio Molinari: è quanto stabilito dal Consiglio di disciplina nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che ieri ha accolto il ricorso presentato dall’ex direttore di Repubblica in seguito alla sanzione ricevuta a settembre 2025 per alcune frasi su Francesca Albanese. «È un provvedimento che ripristina e rafforza il rispetto della deontologia professionale dei giornalisti italiani, aggredita sempre più spesso da narrazioni basate su fake news», ha commentato Molinari dopo la decisione.
L’editorialista era stato condannato alla sanzione disciplinare dopo che all’Ordine del Lazio erano pervenuti due esposti per alcune considerazioni rilasciate dal giornalista durante la rassegna stampa di Rai News 24. In particolare, ricostruendo i fatti che avevano portato alle sanzioni degli Stati Uniti nei confronti della Relatrice speciale delle Onu sui territori palestinesi occupati, aveva ricordato: «È stata accusata di aver ricevuto delle sovvenzioni da parte di Hamas ed è stata accusata di aver affermato illegittimamente di avere dei titoli di studio che non possiede. Il segretario generale dell’Onu Guterres l’ha definita una persona orribile...». Parole che, nell’esposto, vennero ritenute gravemente diffamatorie poiché ritenute notizie «false e non dimostrabili», «completamente prive di fonti attendibili».
Per il Consiglio di disciplina del Lazio tali parole avevano comportato la violazione degli articoli 2 e 18 del codice deontologico dei giornalisti, «eludendo i principi della verità sostanziale dei fatti, della continenza e della completezza dell’informazione». Le considerazioni erano state infatti ritenute prive di elementi utili a confermarle: al giornalista era stato contestato di non aver specificato l’opinabilità delle notizie nel corso del suo intervento su Rai News 24. Una decisione subito impugnata da Molinari che lo scorso ottobre aveva presentato ricorso contro la censura subita tramite i suoi avvocati Maurizio Martinetti e Valeria Vacchini. I legali avevano contestato sia la frettolosità con la quale era stata presa la decisione, sia la mancata considerazione del tenore testuale, dell’intento della critica e del contesto della trasmissione in cui erano state pronunciate le parole da Molinari.
Fattori che avevano portato a un «inaccettabile stravolgimento» delle frasi dell’editorialista di Rep. Secondo Martinetti e Vacchini, inoltre, era stata fatta cattiva «applicazione del precetto deontologico» non tutelando il diritto di critica in merito a fatti di rilievo pubblico e sociale. La censura era stata ritenuta inaccettabile dal giornalista, che in sede di audizione aveva chiarito di aver semplicemente ricostruito il contesto che aveva portato alla decisione degli Usa di sanzionare la Albanese. Posizione ribadita anche davanti al Consiglio di disciplina nazionale dove Molinari ha spiegato che in trasmissione c’era stata una «conversazione» nella quale «c’è stata una domanda, c’è stata una risposta che descriveva la situazione sul terreno e c’è stata una mia conclusione che diceva che era una situazione drammatica». Nessuna accusa, quindi, nei confronti dell’inviata Onu.
E proprio questa visione dell’intervento televisivo è stata quella condivisa dalla commissione disciplinare che ha riesaminato il caso. Molinari avrebbe infatti svolto il ruolo di “ponte” «tra ciò che accade e l’opinione pubblica», trasformando «la complessità del reale in una narrazione che consenta a chi legge o a chi ascolta di comprendere i fatti e di costruirsi un’opinione». A ciò si aggiunge il contesto della trasmissione, in cui l’ospite ha l’occasione di intervenire solo in modo sintetico per commentare le prime pagine dei giornali.
Per questo, il Consiglio di disciplina ha deciso di annullare la censura: «“Quello di Maurizio Molinari è stato un intervento critico ed è solamente come tale che andava valutato” anche perché per tutta la durata della sua risposta Molinari non ha mai espresso il suo giudizio in merito alle singole accuse nei confronti di Albanese», si legge nella nota diffusa dagli avvocati del giornalista. Ma non solo: i membri della commissione hanno tenuto anche a censurare la diffusione del provvedimento nei confronti dell’editorialista prima che fossero scaduti i termini perla presentazione del ricorso, e quindi prima che la sanzione fosse definitiva. Una circostanza che ha contribuito «ad alimentare un dibattito pregiudizievole attorno alla questione».