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Ecco perché Ranucci mi chiama "mostro"

Sigfrido Ranucci ospite di Pulp, il podcast di Fedez e Marra, ha attaccato nuovamente Esperia dopo un servizio su Report e due capitoli del suo libro
di Pietro Dettorimercoledì 8 aprile 2026
Ecco perché Ranucci mi chiama "mostro"

3' di lettura

Sigfrido Ranucci ospite di Pulp, il podcast di Fedez e Marra, ha attaccato nuovamente Esperia dopo un servizio su Report e due capitoli del suo libro. Per chi non lo sapesse, Esperia è un nuovo media di proprietà di DORS Media, azienda di cui sono amministratore. Una sorta di giornale che anziché articoli scritti da giornalisti pubblica video prodotti da content creator e anziché su carta o su sito pubblica solo sui social media. Secondo Ranucci il peccato originale di Esperia sarebbe di «veicolare contenuti senza i media». Ma Esperia è un “media” che veicola contenuti. Così come lo è, da almeno 20 anni (2005 anno di nascita di Youtube) qualsiasi persona munita di telefonino, account social e connessione a internet. Esperia si è organizzata con una redazione di una decina di collaboratori, una linea editoriale precisa e un direttore: Gino Zavalani.

Il monopolio dell’informazione da parte dei giornalisti muniti di tesserino è finito da un pezzo, ma Ranucci pare non essersene accorto o non volerlo accettare. Esperia per di più ha una linea filo-occidentale. Diversamente da una pletora di influencer propal, filorussi e filocinesi, i nostri content creator non pubblicano contenuti antisemiti, antiamericani, antioccidentali, antieuropei, antiucraini, anticapitalismo. Sappiamo bene che questi contenuti portano “click” e regalano notorietà televisiva a giovani divulgatori, ma la nostra scelta è stata quella opposta. Uno dei contenuti pubblicati in questi mesi aveva per protagonista Ranucci e lo criticava bonariamente per una sua partecipazione a un evento della Cgil per il No al Referendum sulla giustizia. Ranucci ha visto quel video e, come spiega a Fedez, da quel momento ha iniziato a interessarsi a Esperia per scoprire cosa c’era dietro e formulare le sue accuse. Vale la pena elencarle così come le ha raccontate ieri da Pulp. Per prima cosa, dunque, scopre che dietro Esperia c’è Esperia.

Ossia io, Gino Zavalani e Lara Fanti. All’inizio avevamo una fiduciaria perché facevo un altro lavoro, ma Ranucci è convinto che dietro c’era qualcosa di losco anche per il fatto che il Presidente del Cda della fiduciaria che abbiamo utilizzato sarebbe un ex massone. Come se tutto ciò fosse illegale. Come se avessimo agito violando la legge. Cosa che ovviamente non è avvenuta. Un’altra cosa che ha colpito Ranucci di Esperia «è l’esaltazione delle politiche trumpiane». Qui si fatica a capire se intenda il fatto che non abbiamo pianto la morte di Khamenei o che abbiamo pianto quella di Charlie Kirk. Un’altra accusa è che Esperia diffonde contenuti per «creare allarme sociale», in realtà di solito evitiamo: non abbiamo mai parlato di un imminente ritorno del fascismo o di una sorta di complotto mafioso-massonico per riformare la giustizia. Questo ci conduce a un’altra accusa: quella di esserci schierati per il Sì al Referendum. Vero. Così come hanno fatto tutti i media. Report, per esempio, era per il No, come si evince dalla visione della puntata andata in onda l’8 febbraio in violazione della par condicio e oggetto di una denuncia all’Agcom. Infine, l’ultima accusa, apocalittica e rivelatoria: “Peter Thiel, quando viene a Roma, a porte chiuse, incontra, tra l’altro, Pietro Dettori che è il proprietario di questa piattaforma». Quello che è successo è che ho partecipato al ciclo delle quattro lezioni sull’Anticristo di Thiel a Roma insieme a un altro centinaio di partecipanti. Per Ranucci è la prova che Esperia «veicola allarme sociale e scontro sociale» per giustificare «l’esportazione della democrazia attraverso la tecnologia, la democrazia della sorveglianza, cioè del controllo» che sarebbe l’obbiettivo ultimo di Thiel. Ranucci è lapidario: «Se metti insieme tutti i pezzi del mosaico ti appare la figura del mostro perché quello è il disegno». Dopo aver sentito questa frase mi sono sentito improvvisamente vecchio. O tempora, o mores! Quando ero giovane io, i complottisti erano sui social e attaccavano quelli delle Tv. Bei tempi!