L'ultima uscita di Claudio Bisio sulle forze dell'ordine ha scatenato un polverone mediatico. L'attore e comico milanese, parlando della fiction che lo vede protagonista, ha rivelato al Corriere della Sera di non aver "mai amato le divise", anche "sono un figlio degli Anni 70, da studente facevo le occupazioni del liceo".
Non si è fatta attendere la replica del sindacato della polizia, che si è fatto sentire con un duro comunicato. “Oggi debutta la fiction in cui Claudio Bisio interpreta un commissario di Polizia ma, purtroppo, crediamo che sarà un personaggio con poca anima e nessuna consapevolezza, visto che l’attore dimostra di non avere alcuna idea di cosa significhi fare questo lavoro né di cosa ci sia nella mente e nel cuore di un poliziotto - si legge nella nota -. Con quel suo ‘non amo le divise’, gratuito e inutile, Bisio ha fatto l’errore più pericoloso, la spersonalizzazione di una categoria di migliaia di persone, figli, genitori, fratelli e sorelle, che compiono una scelta di vita coraggiosa, generosa, responsabile quanto indispensabile per tutti gli altri”.
E ancora: “Signor Bisio – aggiunge Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato - una divisa non è un abito da appendere a una stampella, è una vocazione vissuta fieramente da donne e uomini che fanno sacrifici silenziosi e, crediamo, per lei inimmaginabili. Un ‘dovere’ svolto in condizioni difficili e a volte estreme, con responsabilità enormi a cui non corrispondono sufficienti tutele, che viene criticato ‘a prescindere’ da molti, compresi quelli che non si rendono conto di quanto sia vitale anche per loro. Il messaggio che ha lanciato è davvero brutto. Un messaggio intellegibile quando viene da un poco più che adolescente che occupa un liceo, ma che assume un significato alquanto odioso se confermato e ribadito da un 69enne, un padre di famiglia, un personaggio famoso che con le sue parole ‘arriva’ a tanta gente, anche a quei giovani, come i suoi figli, che le divise le vedono tutti i giorni per strada, a salvare tante vite, guadagnando col sudore il loro insufficiente stipendio”.