Botta e risposta sul tema della remigrazione tra il popolare conduttore radiofonico de 'La Zanzara', Giuseppe Cruciani e Erika Capasso, membro del gabinetto del sindaco di Bologna, Matteo Lepore con deleghe a Quartieri e immaginazione civica, progetto Case di Quartiere, politiche per il terzo settore, bilancio partecipativo, inchiesta sociale, nuove cittadinanze, sussidiarietà circolare. Nei giorni scorsi il giornalista si era lanciato contro Capasso scandendo, al microfono, che "una signora bolognese che non conoscevo, che di nome fa Erika e di cognome Capasso, che non conosce nessuno, mi dà del razzista: ti faccio un c..o così, è chiaro? Perché mi sono rotto i co….ni!", aveva aggiunto. Ora, con un video postato sul suo profilo Instagram, la replica di Capasso.
"Allora Cruciani, che pazienza - esordisce -: mi sono accorta solo adesso del tuo teatrino andato in trasmissione. Bene, sai Cruciani nella vita io lavoro e pavoneggiamenti degli uomini frustrati non sono esattamente la mia priorità. E quindi mi minacci di farmi il cul*** - prosegue -: quello che io apprendo della tua scomposta reazione Cruciani è che dopo anni a vendere il politicamente scorretto e a costruirci una carriera sopra come se fosse coraggio, è bastato il video di pochi minuti di una sconosciuta, come dici tu, per trasformarti nel più fragile e innervosito dei censurati immaginari".
Quindi, prosegue Capasso, "se la domanda è 'sono libero di dire, pensare qualunque cosa sulla remigrazione?' La risposta è semplicemente no e non perché lo dico io, ma perché non è tutto opinione, la deportazione di massa non è un'opinione. La pulizia etnica non è un'opinione e finiamola con questa storia. Nessuno è libero di inneggiare al suprematismo o al ritorno dei lager, punto. Questa - argomenta ancora la collaboratrice di Lepore - non è libertà, questa è putrida barbarie razzista e io non ho alcun problema a dirlo e a ribadirlo. E soprattutto questa cosa non la normalizzo e non la discuto come se fossimo al bar, non la metterò sul tavolo insieme al caffè e non smetterò di dire che il razzismo non è libertà. Che il suprematismo non è dibattito e che la dignità delle persone non si mette ai voti nello studio di nessuno. Quindi fattene una ragione. Vuoi denunciarmi? Fallo. Vuoi farmi il cul***? Come dici? Beh, Cruciani, provaci", conclude Capasso.