C’è chi lavora davanti alle telecamere e chi, invece, costruisce l’immagine destinata a rimanere nella memoria collettiva. Matilde “Mity” Simonetto apparteneva alla seconda categoria.
È morta lunedì 6 luglio a Milano, lasciando un vuoto nel mondo della comunicazione e della televisione italiana. Per oltre vent’anni è stata la donna che ha curato ogni dettaglio del look di Silvio Berlusconi, accompagnandolo nei suoi ruoli di imprenditore, presidente del Consiglio e leader politico.
Figlia del direttore della pubblicità della Snia e di una ballerina della Scala, Simonetto entrò a Mediaset nel 1982. Dal 1990 al 2010 diventò l’ombra del Cavaliere, quando ancora in Italia la figura del consulente d’immagine era praticamente sconosciuta. «Si trattava di scegliere bene l’ambientazione dei servizi fotografici, collaborare con la regia e con le luci delle convention e delle riunioni televisive. Un mestiere tutto da costruire», raccontò anni dopo, ricordando le ironie dei colleghi: «Ci prendevano in giro, sembravamo dei visiona ri. Oggi, invece, tutti i partiti hanno un addetto all’immagine».
Dietro alcuni dei ritratti più celebri di Berlusconi c’era la sua mano. Dalla scelta degli abiti alla disposizione degli oggetti sulla scrivania, dalla gestione delle luci fino ai filtri utilizzati durante le riprese. Per anni è circolata la storia del collant applicato davanti all’obiettivo della telecamera per attenuare le rughe del volto del Cavaliere. Un espediente che Simonetto, però, ha sempre liquidato come una semplice leggenda metropolitana.
Molto più concrete erano invece le sue giornate, fatte di set preparati nei minimi dettagli e di una continua ricerca della perfezione visiva. Memorabili gli spot del 1994, quelli della discesa in campo del Cavaliere. Le riprese iniziavano all’alba, alle sei del mattino, nella villa di Macherio ancora interessata dai lavori di ristrutturazione. «Faceva un freddo terribile», confessava. «Noi eravamo con sciarpe e cappelli di lana, mentre lui era impeccabile, in doppiopetto, seduto alla scrivania, illuminato da una luce calda». Anche lo sfondo non era lasciato al caso. Lei recuperò fotografie di famiglia, le sistemò dietro la scrivania e arrivò perfino a far comprare in fretta un paio di jeans per i figli, perché nelle immagini comparivano soltanto con pantaloni troppo eleganti.
Con Berlusconi il rapporto era costruito su un’intesa quasi silenziosa. «Ci bastava uno sguardo», diceva. L’unico vero motivo di discussione? La cipria. «Secondo me ne usava troppa». Il Cavaliere teneva sempre in tasca un piumino e, appena la sua preziosa consulente d’immagine si distraeva, ne approfittava per aggiungere un altro velo di cipria sul viso. Ma a Simonetto non sfuggiva nulla.