Anche i giorni in cui non spunta una nuova autocandidatura per la corsa a Palazzo Marino, c’è comunque chi, solleticato dai giornalisti, ci scherza su. Tanto, quando le parole sono tante, un paio in più nemmeno fanno troppo clamore. O almeno così pensa Urbano Cairo, che quando gli chiedono se correrebbe per il Comune dice che l’unica cosa che lo frena sono gli affari. «Candidarmi? È quello che sto pensando di fare, sto cercando qualcuno che compri tutto, e poi...», ha scherzato l’imprenditore in conferenza stampa.
D’altronde il presidente di CairoCommunications in passato già si era dichiarato aperto alla possibilità quando, a domanda diretta, aveva ricordato il suo legame con il territorio e tenuto in considerazione la corsa: «Milano è la mia città, la adoro, perché no?», aveva detto, ricevendo anche qualche endorsement. Cairo ancora è rimasto fuori dall’ambiente politico, per quanto si possa rimanerne fuori dalla sua posizione, ma l’opzione di scendere in campo pare esista eccome in un angolo del suo cervello.
Non necessariamente a Milano, però, come ricorda lui stesso, facendo sapere che ha anche già attivato la macchina per testare il suo nome: «Ho fatto dei sondaggi e i consensi erano altissimi. Ma la politica è una cosa complicata. Il terreno di gioco è nebuloso. Tutto è possibile», continua Cairo. A conferma di come il pensiero gli passi per la testa con una certa frequenza, l’imprenditore si è presentato ben preparato: «Ero sicuro che mi avreste fatto questa domanda, ho fotografato un brano di un libro» che racconta proprio la scelta di un gruppo di imprenditori di scendere in politica. Un brano che parla di «umiliazioni» che questi personaggi avrebbero subito nell’agone politico. E il parallelo con Silvio Berlusconi è inevitabile: da mentore il Cavaliere gli ha anche insegnato che «in politica non hai la capacità di poter incidere con la velocità che serve come ce l’hai nella tua azienda». Detto questo, se avesse la possibilità di cedere il business ai figli «sare contento», conclude, «mi piacerebbe andare in vacanza o fare politica».
Ma Cairo ieri non è stato l’unico a flirtare con la poltrona di Palazzo Marino: intervistato dal Corriere della Sera, Giuseppe Cruciani non apre, ma nemmeno chiude alla sua candidatura proposta dal segretario della Lega Matteo Salvini. «Io qui farei il sindaco», spiega il giornalista di Radio24, «poi non lo farò però credo che l’unico ambito in cui mi piacerebbe fare politica sarebbe l’amministrazione locale, per stare a contatto con i problemi reali». Un approccio “di prossimità” che secondo lui è la strategia vincente per chiunque si voglia candidare: «È una follia cercare un candidato che parli solo ai poteri della città, qui serve un sindaco porta a porta, quasi alla Vannacci», spiega. Tra l’altro, Cruciani non fa mistero di vivere la politica milanese da vicino, soprattutto grazie agli amici in comune che gli permettono di incrociare spesso il sindaco Sala. «Ha sottovalutato un po’ la questione della sicurezza: a maggior ragione trovo incredibile che il centrodestra non trovi un competitor all’altezza», continua la radiostar.
Secondo voci di corridoio, settimana prossima il centrodestra organizzerà un tavolo attorno al quale si siederanno i vertici dei partiti della coalizione per discutere del candidato. Un centrodestra forse in leggero imbarazzo dopo la presa di posizione di Forza Italia che vuole andare avanti sul nome civico: meglio, se possibile, Carlo Cottarelli, che però fa storcere il naso per il suo passato da ministro per la sinistra, mentre Alessandro Spada è un ottimo nome ma arriva da Monza e forse là preferisce restare, e Antonio Civita secondo molti non sarebbe abbastanza popolare per colmare il gap con la sinistra.
Ad ogni modo, Forza Italia sembra essere determinata a portare avanti lo schema proposto, al netto di chi sarà il nome, per tentare di intercettare l’anima europeista della città e costringere il centrosinistra al secondo turno, dove poi scatterebbe l’alleanza con Lega e Fratelli d’Italia. Tra gli altri, sul tavolo tornerà il nome di Giovanni Terzi, già assessore sotto Moratti, spinto da Massimiliano Romeo della Lega e sostenuto dalla moglie Simona Ventura, così come quello di Francesca Caruso, già assessore regionale alla Cultura per Fratelli d’Italia. Seppure il nome del leader di Noi Moderati Maurizio Lupi oggi sembri leggermente più distante di prima visto il veto di Forza Italia, c’è chi sostiene che lo rafforzi la sua preparazione urbanistica da ex Assessore allo Sviluppo del Territorio e Urbanistica del Comune sotto il primo mandato della giunta Albertini: un nome, quello di Lupi, che dopotutto potrebbe portare buona parte dell’elettorato di destra a tornare alle urne.