Di cos'avranno mai parlato Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola in quella ormai mitologica cena del 2023 al ristorante Cefalù, quartiere Monteverde di Roma? Il locale è di proprietà dello stesso Lavitola e come ormai emerso nella clamorosa inchiesta che vede il faccendiere indagato come mandante dell'attentato dinamitardo davanti a casa del giornalista di Report a Pomezia (ottobre 2025) non era un evento isolato.
I due si frequentavano spesso, e non solo per motivi di "lavoro". Ranucci ha definito Lavitola un "caro amico", ma ora stanno emergendo dettagli sempre più compromettenti, imbarazzanti, a tratti inspiegabili. E soprattutto, assai velenosi.
Lo scorso autunno, Ranucci e Lavitola si ritrovano allo stesso tavolo, come riportato dal Fatto quotidiano. Con loro c'era anche Gianluca De Marchi, amministratore delegato della società pubblicitaria Urban Vision. Tema della serata? Attrarre nuovi investitori in un affare che aveva a che fare con il green washing aziendale. "Ero uscito dal lavoro e questo ragazzo (Giuseppe Lavitola, figlio di Valter, ndr) che lavora per tutt’altra cosa mi fa: 'Mio padre ha un ristorante di pesce'", ricorda De Marchi al Corriere della Sera.
"Noi siamo vicini al Vaticano, dovevamo mangiare e quindi gli ho detto 'va bene andiamo'". Il business del Carbon credit, come spiegato dallo stesso Ranucci, era diventato quasi una ossessione per Lavitola. Non sarebbe stata però una vera e propria cena di lavoro: per De Marchi quell'incontro era "durato pochissimo". Sostiene tra l'altro di non ricordare di cosa avessero parlato. Carbon Credit? "Più che altro di carboidrati. In quel periodo mi sottoponevo a una dieta per dimagrire e parlammo di questo, ricordo".
Su Ranucci ironizza: "Non mi sembrò di cenare con un delinquente ma con un giornalista quotato". "Allora - prosegue l'imprenditore - io non sapevo neppure così bene che Lavitola fosse un pluripregiudicato, dico la verità. Sapevo dei suoi problemi con Berlusconi ma nulla più. Era un'eco del passato. Mi dispiace molto per suo figlio, un ragazzo di vent’anni, brillante e straordinario che ora si sente in colpa per quell’incontro. Ventidue anni. Ogni giorno lo teniamo su…".