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Ranucci, le piste si moltiplicano: ipotesi clamorosa sul movente

di Alessandro Gonzato mercoledì 15 luglio 2026

3' di lettura

Ci sono più piste su Ranucci che in una stagione di Formula Uno, alcune serie e altre strampalate: ci arriviamo a breve. Partiamo dal silenzio di Marika De Filippis, la 22enne arrestata il 30 giugno con altre tre persone compreso il compagno (Pellegrino D’Avino, 26 anni), accusata di aver organizzato e compiuto con loro l’attentato contro il conduttore di “Report”. L’interrogatorio si è svolto in videoconferenza da Avella, nell’Avellinese, dove la donna è agli arresti domiciliari. Gli altri tre indagati (Antonio Passariello e Saverio Mutone, oltre a D’Avino) sono nel carcere romano di Rebibbia: la procura contesta le accuse, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno, minaccia e danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso. Tornando a D’Avino, che oggi verrà interrogato come gli altri due – dovrebbero avvalersi a loro volta della facoltà di non rispondere – questi è considerato l’anello di congiunzione con Gomes Clesio Tavares, il factotum di Valter Lavitola, e il camerunense è considerato l’intermediario nell’organizzazione dell’attentato.

Dicevamo delle piste: prima quella albanese, poi della Camorra, le inchieste «scomode» di “Report”, e ancora la pista del “carbon credit”, il Gran Premio del «vogliono screditare Ranucci», quello delle camicie nere per il quale Sigfrido era un nemico, la pista presa al solito in contromano da Elena Ethel Schlein detta Elly – la campionessa di Lugano – la quale l’indomani della bomba contro l’auto del conduttore è andata ad Amsterdam al congresso dei socialisti europei a dire che con questo governo in Italia «la libertà e la democrazia sono a rischio», e peccato che non abbia aggiunto la sua proverbiale “pausa teatrale” altrimenti avremmo riso tutti di più. Quest’ultima, non la pausa teatrale ma la «libertà a rischio», è la pista comica, ed è inutile chiedersi chi abbia interesse ad accreditarla se non chi prova inconsapevolmente a perdere voti. Nelle ultime ore, nel calendario dei (corto)circuiti, è spuntata pure la pista Giuseppe “Beppe” Giulietti, ex presidente della Federazione nazionale della stampa ed ex parlamentare di Occhetto e poi alla Camera per altre quattro legislature (Pds, Ds, Italia dei Valori), il quale ha sentenziato: «La vicenda Ranucci è una polpetta avvelenata con molte complicità». E quali? Confidiamo che Giulietti le abbia riferite con dovizia di particolari agli inquirenti.

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Tenetevi forte, la rivelazione provocherà sconquassi: «Non c’entra niente Lavitola. Vogliono chiudere Report» - maledetti! - «vogliono chiudere la redazione, devono pagare le inchieste su mafia e neofascisti, le inchieste sulla privacy». Avete capito? Ma quale carbon credit! «La “condanna a morte”», ha spiegato l’ex parlamentare che ha un blog sul Fatto Quotidiano, «era stata firmata mesi fa, su quello che stanno eseguendo non c’entra Lavitola, è il tentativo di espellere da TeleMeloni le ultime diversità. Ha molto più a che vedere con la legge elettorale, il dibattito che ci sarà, che non coi tanti Lavitola che non contano nulla». Insomma, il caso è chiuso. Mettiamo però che Giulietti si sbagli, ma tendiamo comunque a escluderlo, lo stesso Fatto Quotidiano, sul giornale però e non nel blog, accredita la pista del carbon credit in Africa, un affare da un miliardo 300 milioni: i carbon credit sono certificati che permettono alle aziende di emettere una tonnellata di Co2 e investire i soldi spesi in progetti ambientali. Secondo Il Fatto il possibile movente potrebbe essere stato l’appoggio del conduttore a Lavitola: scrive di una cena con Ranucci, l’amico-ex faccendiere e due potenziali investitori nel progetto africano. Questo, scrive il giornale di Travaglio, «potrebbe aver urtato il factotum legato ai presunti bombaroli».

Chissà. A noi convincono di più le piste Elly-Giulietti. Il ministero delle Imprese ha diffuso una nota con scritto che è stato dato mandato agli avvocati «di avviare iniziative giudiziarie nei confronti di Lavitola in relazione a quanto emerso sui suoi rapporti con la redazione di Report, con particolare riferimento all’intervista a Gioele Magaldi - che si autodefinisce Gran Maestro del Grande Oriente Democratico - trasmessa il 10 dicembre 2023, nella quale si sosteneva che il ministro Urso aderisse alla massoneria internazionale». Bonelli, il capo dei Verdi, ha strillato: «La richiesta di Urso di verificare le fonti dei giornalisti della Rai è un attacco diretto alla libertà d’informazione». Quantomeno non c’è pure una “pista Bonelli”...

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