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Ranucci, sapeva dell'indagine su Lavitola per la bomba? Tutti i dubbi dei pm

di Pietro Senaldi sabato 18 luglio 2026

 Sigfrido Ranucci

4' di lettura

Chi sta incastrando Sigfrido Ranucci? Un po’ tutti. Ogni giorno il conduttore di Report si alza e sa che dovrà parare una bordata. Ieri ha avuto la riprova che il nemico è in casa sua: sarebbe dalla redazione della sua trasmissione che sono infatti arrivate le segnalazioni sui contenuti sconvenienti del suo libro, “La Sfida”, nel quale emerge, per sua ammissione scritta e romanzata, come il moralista trattava le donne che incrociava sul lavoro.

Il vicedirettore Rai è ormai accerchiato. Sono oltre una decina gli interventi di onorevoli di Fratelli d’Italia che nella sola giornata di ieri hanno sparato contro di lui, chiedendogli di ammettere che è un bugiardo, invitandolo a scusarsi con il governo, mettendo in dubbio la sua correttezza professionale, accusandolo di avere rapporti un po’ troppo partigiani con i deputati di M5S.

Pesano le indiscrezioni emerse sulla sua deposizione in Commissione Antimafia, coperta da vincolo di segretezza ma fatta filtrare alla stampa in qualche modo. Nell’audizione, tenutasi pochi giorni dopo l’attentato subito dal giornalista, l’interessato accuserebbe il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, di aver ordito contro di lui, ordinando dossieraggi ai servizi segreti, e rimprovera i media vicini al governo di aver fatto uscire notizie screditanti su lui e suo fratello pochi giorni prima delle decisioni della Rai sulla messa in onda di Report, quasi a volerla sabotare. Ranucci ha negato, ma i Fratelli d’Italia non gli credono e a turno gli intimano di offrirsi alla pubblica gogna.

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L’EX MINISTRO
C’è anche un attacco da parte della maggioranza alla magistratura. Viene infatti rimarcato che, come scritto dal Foglio, i giudici che hanno archiviato la denuncia presentata nei confronti del conduttore da Gennaro Sangiuliano, per aver mandato in onda in prima serata sulla Rai la telefonata nella quale l’allora ministro della Cultura confessava il tradimento alla moglie, registrata di nascosto da Maria Rosaria Boccia, sarebbero i medesimi che ora vogliono processare il giornalista Carlo Tarallo per aver fatto la stessa cosa in una tv campana.

«La legge è uguale per tutti. Occorre fare chiarezza», chiede a riguardo il senatore di Fdi Sandro Sisler, vicepresidente della Commissione Giustizia. Ancora più pesante ci va la deputata meloniana Cristina Almici: «Se dovessero trovare conferma le notizie di interlocuzioni del conduttore di Report con esponenti politici o di suoi comportamenti incompatibili con la professione di giornalista del servizio pubblico sarebbe gravissimo. Adesso tocca a lui, che per anni ha chiesto conto a tutti anche sulla base di indiscrezioni o telefonate, rispondere. È arrivato il momento di applicare a sé la regola che usava con gli altri». Come darle torto?

Ma l’assedio non finisce qui. Ciò che più è da temere sono le future mosse della Procura, che ha copia delle dichiarazioni rese da Ranucci in Commissione Antimafia. A questo proposito, autorevoli membri dell’organo parlamentare giurano che le carte secretate non sono uscite da lì. D’altronde, gli atti classificati come segreti sono custoditi dalla Finanza in archivio e gli onorevoli possono accedervi solo vedendoli, senza averne copia cartacea. I virgolettati quindi non possono arrivare da loro, anche perché peraltro la presidente, Chiara Colosimo, non ha mai ricevuto alcuna richiesta di visione da parte dei suoi colleghi. In ogni caso pare al momento improbabile che il giornalista venga richiamato a deporre in Antimafia. Gli sviluppi dell’indagine infatti escludono la pista della criminalità organizzata. Peraltro, se dovesse decadere l’aggravante mafiosa, il fascicolo andrebbe a Velletri, tornando nelle mani del pm che l’ha istruito, Carlo Villani, proveniente dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale. Il magistrato che più sa della vicenda.

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IMBARAZZO
L’aria che si respira, nella redazione di Report in via Teulada, come in Parlamento, è pesante per il conduttore, che sta perdendo credibilità anche agli occhi dei suoi collaboratori più prossimi. Sono tutti in attesa di sviluppi. Indiscrezioni autorizzano a supporre che gli inquirenti si stiano chiedendo quando Ranucci abbia avuto contezza che il suo amico e fonte, Valter Lavitola, potrebbe essere il mandante del suo attentato. Quando si è diffusa la notizia che i magistrati lo indagavano o prima? E se prima, nella fase della preparazione dell’agguato o nei mesi successivi, quando il conduttore potrebbe aver capito che qualcosa non tornava. Che gli siano sorti dei dubbi non sarebbe strano, vista la frequenza - più o meno un giorno sì e un giorno no con cui Sigfrido sentiva l’amico. Il fatto poi che nei giorni successivi all’autobomba il conduttore abbia esternato ripetutamente, salvo poi dopo poche settimane mettere una sordina a quanto accadutogli può non essere del tutto casuale.

Certo è possibile che qualche toga si sia sentita oggetto di un tentativo di depistaggio, forse anche involontario. Quando gli è capitato di parlare dell’attentato, Ranucci lo ha addebitato a una pista nera, alla criminalità organizzata, agli interessi di un deputato di Fdi che ora lo ha querelato, agli affari sulle pale eoliche. Insomma, il grande segugio non ne ha azzeccata una e ha fatto perdere un sacco di tempo. Nell’ipotesi più leggera è stato maldestro. Comunque, sembrerebbe che gli inquirenti abbiano tutti gli elementi per arrivare in tempi ragionevoli a ulteriori conclusioni. È uscito ancora molto poco di quello che sanno; anche perché tutti parlavano tanto, contagiati dall’aurea di intoccabilità che fino a qualche giorno fa avvolgeva Ranucci, il tombuer des femmes che poteva scrivere delle sue donne come fossero oggetti senza scandalizzare femministe e maestrine rosse con la bacchetta sempre in mano.

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