Qualche giorno fa la redazione di Report ha diffuso un comunicato votato all’unanimità per esprimere solidarietà a Sigfrido Ranucci. La nota rivendica trent’anni di inchieste, annuncia iniziative pubbliche e promette che tutta la squadra continuerà a lavorare alla prossima stagione «con rinnovato impegno, indipendenza e libertà». Il messaggio è evidente: Report è compatta e sta tutta con il suo conduttore, nonostante l’affaire Valter Lavitola e le domande sollevate da Esperia sul sui libro La scelta, vero o romanzato che sia.
Dietro questa rappresentazione monolitica, però, il quadro sembra meno sereno. Il Corriere della Sera, in un articolo di Simone Canettieri, aveva già raccontato i timori interni per le ricadute del caso Lavitola e riportato una frase attribuita da Ranucci ai colleghi: «Se avete dubbi lascio Report». Parole che restituiscono una redazione attraversata da interrogativi. Lo stesso articolo annunciava una riunione degli inviati per discutere la situazione. C’è poi un elemento ancora più significativo. Noi di Esperia non ci saremmo messi a leggere il libro di Ranucci senza una segnalazione precisa sui passaggi più delicati. C’è stata. Questa segnalazione ci è arrivata proprio dall’interno di Report. Grazie a una fonte interna abbiamo letto e analizzato le pagine nelle quali il conduttore rac conta rapporti personali nati nel perimetro professionale di cui vi abbiamo raccontato anche su Libero.
INTRECCI
Karoline, producer della televisione svizzera che aveva presentato domanda per uno stage, descritta come il suo «braccio destro a Verona» e poi morta investita da un Suv dopo aver scoperto i tradimenti del conduttore; ed Emilia, docente entrata in contatto con la trasmissione come potenziale fonte e successivamente coinvolta in un’attività investigativa in incognito mentre tra lei e Ranucci esisteva una relazione.
Per ulteriore scrupolo ho contattato telefonicamente Luca Bertazzoni, inviato di punta di Report che ha firmato le inchieste su Esperia, e gli ho chiesto cosa pensava di Ranucci, della sua amicizia con il massone Lavitola. Mi aspettavo una difesa appassionata, mi ha detto solo che tutto quello che aveva da dire era scritto nel comunicato della redazione. Insomma, anziché difendere Ranucci, Bertazzoni è scappato e ha chiuso la chiamata in poco piu di un minuto.
ROTTURA
Tutto questo, a mio avviso, rende poco credibile l’immagine di un monoliti smo pro Ranucci. Ed è comprensibile: Report è un patrimonio del servizio pubblico, non una proprietà personale di Sigfrido Ranucci. Difendere la trasmissione non può significare sottrarre il suo conduttore alle domande che il programma rivolgerebbe a chiunque altro. Sul rapporto con Lavitola, con la stagista e con le sue altre fonti.
Ranucci finora ha risposto su Facebook facendo il vago e sostenendo di non avere mai avuto rapporti con stagiste. Accusandoci, infine, di non saper distinguere le parti reali da quelle romanzate del libro. Ma questa replica ha aperto un problema ulteriore. Che cosa significa «romanzate»? Per questo abbiamo pubblicato le 10 domande di Esperia a Ranucci. Finora Ranucci non ha risposto, noi attendiamo. Nel frattempo, il fraterno amico di Lavitola preferisce parlare al plurale, coinvolgendo la redazione nelle proprie difese personali. In un certo senso trascinando tutta la trasmissione e la redazione nei suoi problemi. Questo è corretto nei confronti dei colleghi? Forse no.
Report deve essere salvata: dalle pressioni politiche, dai tentativi di delegittimazione e dagli attacchi alla libertà di inchiesta. Ma deve essere salvata anche dall’imbarazzo dei silenzi di Ranucci. Il quale in serata si desta (sempre su Facebook), ma solo per attaccare Esperia: «Quanto asserito da Zavalani è falso, non ha alcuna fonte all’interno di Report». E se lo dice lui ci fidiamo...