Roberta Bruzzone si toglie ancora una volta qualche sassolino dalla scarpa. E lo fa su Instagram, dove la criminologa torna a parlare dell'omicidio di Garlasco e del circo mediatico che gli gira attorno. "Ci sono persone per cui l’ossessione è diventata un autentico marchio di fabbrica. "Cambiano i casi. Cambiano i nomi. Cambiano i protagonisti. Ma non cambiano mai le modalità con cui vengono costruite certe narrazioni deliranti, certe convinzioni granitiche, certe farneticazioni che sfidano perfino il principio di realtà", è l'esordio.
"Confesso che, dopo quasi trent’anni di professione, pensavo davvero di aver visto tutto. E invece il caso Garlasco continua a regalarmi perle di rara creatività. La domanda, però, è un’altra - prosegue -. Che cosa porta una persona a investire quantità industriali di tempo ed energie in vicende giudiziarie che non conosce, che non la riguardano e che, a livello professionale, non la riguarderanno mai? Forse la risposta è molto più semplice di quanto sembri".
Da qui la stoccata: "Quando gli anni dei 'sogni di gloria' ormai sono passati infruttuosamente e la propria vita offre pochi stimoli, poche soddisfazioni e ancora meno risultati, diventa molto più facile vivere quella degli altri. Meglio ancora se trasformata in una crociata personale. Peccato che l’ossessione non sia una qualità. È un sintomo. E, come tutti i sintomi, meriterebbe di essere affrontata con gli strumenti giusti. Magari iniziando da un buon percorso di psicoterapia. Si sa… Nella vita non è mai troppo tardi per occuparsi finalmente di sé, invece che dell’esistenza degli altri nutrendo la propria ossessione divorante".