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La vittima che dà "l'alibi" al presunto attentatore: "Eri a casa mia? Sì, ma..."

di Brunella Bolloli mercoledì 12 agosto 2026

3' di lettura

La vittima che prova a fornire un “alibi” al suo attentatore. C’è anche questo nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Valter Lavitola come mandante della bomba contro il suo grande amico Sigfrido Ranucci, il giornalista «più potente d’Italia», con più giudici amici, quello che, dice lui, «Silvio Berlusconi avrebbe fatto co-presidente». Sarà stato tutto a sua insaputa, e come tale questa ingenuità da parte del principe del giornalismo d’inchiesta è ancora più bizzarra, ma c’è un passaggio nelle carte in cui gli inquirenti spiegano che Ranucci a luglio ha provato a offrire giustificazioni a Lavitola quando costui, dopo avere subìto la perquisizione dei carabinieri su ordine della procura di Roma ed essere stato indagato come possibile mandante dell’attentato al giornalista, si sfoga al telefono con l’amico star di Rai3. Il faccendiere è sull’auto con la moglie Natalia, non sa di essere intercettato e parla con Sigfrido di ciò che gli è accaduto.

Prova a ripercorrere i suoi spostamenti del mese di settembre 2025, vuole ricostruire quei giorni che gli vengono contestati dai pm, preludio al fattaccio sotto casa dell’amico a Pomezia. Di sicuro Valter è stato nella villetta con la sua “vittima” il 7 settembre 2025. «Domani, prima o dopo pranzo, riusciamo a vederci 10/15 minuti, sarò proprio dalle tue parti», scriveva Lavitola il 6 settembre al vicedirettore di Rai3. «Sì, ok, ti dico orario, tra le 15 e le 16 dovrei essere a Torvaianica, tutto bene?». Il giorno successivo, 7 settembre, l’incontro in effetti c’è stato: risulta dai tabulati telefonici con lo scambio di messaggi whattsApp in cui Ranucci fornisce l’indirizzo preciso a Valter dicendogli di andare a casa sua perché se avesse dovuto spostarsi avrebbe «dovuto chiamare la scorta». È la prima volta che il faccendiere si reca nell’abitazione del conduttore di Report. Anche perché Ranucci fa fatica a ricordare altre occasioni d’incontro nella villetta.

La settimana dopo, però, il 15 settembre, Valter è di nuovo nei pressi dell’abitazione di Ranucci, stavolta senza Sigfrido ma con il suo factotum Clesio Tavares Gomes (che in realtà si chiama Ckuidjeu Tchoukoua e ora è in Camerun). Le date sono importanti perché il 16 ottobre è il giorno della bomba e chi la stava organizzando doveva avere effettuato almeno un sopralluogo. Di certo Lavitola aveva mostrato a Tavares i luoghi dell’operazione che avrebbe dovuto “martirizzare” Sigfrido e lanciarlo nell’arena come aspirante premier del campo largo, e a sua volta l’africano il 10 ottobre li aveva mostrati alla banda che ha piazzato l’ordigno esplosivo.

Oggi Lavitola sarà interrogato a Rebibbia, mentre l’8 luglio ha solo rilasciato dichiarazioni spontanee. Rispetto al fatto che la sua cella telefonica sia stata agganciata il 15 settembre nella zona di Torvaianica, poco distante da Pomezia, il titolare della pescheria Cefalù ha tirato fuori fantomatici appuntamenti «per affittare o comprare una casa da quelle parti», ma dalle indagini nulla di questo ha avuto riscontro. Determinante, per gli inquirenti, è invece il colloquio captato il 5 luglio 2026 tramite l’ambientale installata all’interno dell’auto guidata dalla compagna Natalia. Valter è al telefono con il suo mito Ranucci e con lui prova a ricordare cosa ha fatto in quel periodo. La moglie gli dice che a Torvaianica sono stati dal dieci al quindici giugno, quando finisce la scuola dei bambini. Lui sospira con Sigfrido al telefono: «Eh, giugno... quello dice un mese prima dell’attentato a te...».

La compagna insiste che a settembre erano a Terracina, che è da tutta altra parte. Ma Ranucci interviene e spiega che per andare a Terracina (provincia di Latina) avrebbero dovuto attraversare Torvajanica «non puoi passare con la macchina, è crollato il ponte... devi passare davanti a casa mia per forza... se tu esci dalla Pontina, vai all’aeroporto di Pratica di mare, devi passare...». E non importa se Natalia continua a dire che erano altrove, Ranucci prova a scagionare il suo presunto attentatore: «Mi ricordo che in un paio di situazioni eri passato davanti a casa mia... questo me lo ricordo come fosse ieri, ok? Una volta sei venuto a mangiare.... Io ero fuori, ma tu mi avevi detto che eri passato...».

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