Il fatto che Sigfrido Ranucci sia sempre più isolato lo confermano le pagine del Fatto Quotidiano di Marco Travaglio, sempre in prima fila nel difendere l'ormai ex conduttore di Report. Sempre in prima fila almeno fino a qualche giorno fa. Infatti, oggi, il Fatto scodella un articolo scomodo per Ranucci (il secondo in pochi giorni), in cui si dà conto del fatto che Valter Lavitola sarebbe pronto a consegnare ai pm la sua versione definitiva sulla bomba al conduttore. Una memoria ampia, una sessantina di pagina, che potrebbe inguaiare, e parecchio, Ranucci.
Il documento sarà depositato lunedì dai difensori Sergio e Arturo Cola al Tribunale del Riesame di Roma, chiamato a decidere sulla richiesta di scarcerazione del faccendiere, ritenuto il mandante reo confesso dell'attentato del 16 ottobre 2025, della bomba davanti a casa di Ranucci. I legali lo hanno incontrato in carcere per mettere a punto gli ultimi dettagli della nuova versione.
Il contenuto della memoria resta top secret, ma uno dei punti centrali sarà probabilmente il movente. Lavitola, secondo i pm, è un "soggetto poco attendibile" e nel tempo avrebbe fornito ricostruzioni contraddittorie. Tra queste, quella secondo cui avrebbe "appreso di un non meglio specificato progetto omicidiario nei confronti di Ranucci ad opera dell’intelligence Israeliana", circostanza che lo avrebbe spinto a organizzare l'attentato per ottenere un rafforzamento della scorta.
Gli investigatori, però, seguono un'altra pista: l'ipotesi è che Lavitola puntasse ad accrescere la popolarità dell'ignaro Ranucci, anche in vista di una possibile futura carriera politica. Resta inoltre da capire se nelle 60 pagine compariranno altri nomi e quali prove verranno indicate. Riflettori puntati anche sul business dei carbon credit in Zimbabwe e sui rapporti con Neutralia. Intanto, il Riesame ha definito l'attentato "un’azione programmata ed eseguita su mandato di un soggetto sovraordinato (Lavitola, ndr)", con modalità ritenute capaci di evocare "la forza intimidatrice tipica dell’agire mafioso". Per i giudici esiste anche un concreto "pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie", alla luce della pianificazione, dell'uso di esplosivo e del coinvolgimento in un contesto criminale strutturato.