Altro fuoco amico contro Sigfrido Ranucci. A metterlo nel mirino è il Domani, forse il quotidiano più sbilanciato a sinistra dell'attuale pacchetto, il quale anticipa come la posizione del giornalista, ora persona offesa, nell'inchiesta sulla bomba piazzata fuori dalla sua abitazione potrebbe cambiare a stretto giro di posta. Il tutto dopo la nuova convocazione della Procura di Roma. Il Domani spiega che lo "stravolgimento" dipende "dalle risposte dello stesso Ranucci agli inquirenti, perché il 2 luglio, durante la testimonianza ai pm, non ha parlato dei pericoli prospettatogli da Valter Lavitola, amico e presunto mandante dell'ordigno. Infatti, l'ormai ex conduttore di Report, sarebbe stato avvisato proprio da Lavitola dei rischi sullla sua incolumità diverse volte.
Il giornalista sarà nuovamente ascoltato a piazzale Clodio nel corso di settembre. Al centro dell'audizione ci sarà proprio quella circostanza: perché, nella precedente testimonianza, Ranucci non avrebbe riferito delle presunte minacce o degli avvertimenti ricevuti da Lavitola?
Secondo quanto emerso, infatti, l'ex conduttore di Report sarebbe stato informato dal faccendiere dei rischi per la propria incolumità in più occasioni, e non soltanto il 7 settembre dell'anno scorso. Un elemento che assume particolare rilievo alla luce delle dichiarazioni rese dallo stesso Lavitola.
"Ho detto a Ranucci che c’erano gli israeliani dietro questa cosa (la storia dei cantieri navali di Adria, ndr); ho saputo da fonte israeliana chi fosse l’odiatore e ho avuto la notizia che la camorra non c’entrasse. Ranucci non ci credeva", ha raccontato Lavitola durante l'interrogatorio, secondo quanto riportato nella memoria difensiva.
È dunque su questo possibile divario tra quanto riferito da Lavitola e quanto dichiarato da Ranucci che gli investigatori intendono fare chiarezza. Le nuove risposte del giornalista potrebbero incidere sulle valutazioni della Procura e, di conseguenza, sulla sua posizione nell'inchiesta sull'attentato del 16 ottobre 2025.
Lavitola, intanto, continua a sostenere di avere agito proprio per proteggere Ranucci. Collegato dal carcere durante l'udienza del riesame, ha dichiarato: "Ho fatto tutto questo per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie. C’era la necessità di proteggerlo tanto che per due mesi dopo i fatti di ottobre ho chiamato Ranucci per chiedere che la scorta gli fosse rafforzata". Ora, in questo contesto, si rivelerà centrale il prossimo confronto con gli inquirenti: sotto i riflettori le spiegazioni che fornirà Ranucci sugli allarmi ricevuti da Lavitola e, soprattutto, sulle ragioni per cui non ne ha proferito parola.