«Il metodo Report prevede molte cose, ma non la restituzione della dignità. Mi hanno intervistato per quaranta minuti, hanno estrapolato venti secondi e montato ad arte un servizio di un minuto e mezzo in cui mi hanno distrutto. Ovviamente per quelle accuse non sono andato neanche a processo: finite le indagini preliminari, sono stato archiviato».
Stefano Esposito, 57 anni, torinese di Moncalieri – citata ne “L’operaio della Fiat - La 1100” di Rino Gaetano nell’album d’esordio del cantautore – è stato deputato e senatore del Pd. Cresciuto tra i giovani comunisti della Fgci, è stato assessore a Roma nella giunta di Ignazio Marino. Dopo il ciclone giornalistico-giudiziario che l’ha travolto (indagini per corruzione, traffico d’influenze e turbativa d’asta) è tornato a lavorare alla prefettura di Torino e ha un’attività di consulenze, «per fortuna poco alla volta si è rimessa in moto». Il suo calvario è stato raccontato dal collega del Foglio Ermes Antonucci nel libro “Massacro giudiziario – Come un’indagine ingiusta ti devasta la vita”. Prefazione di Giuliano Ferrara, editore LiberiLibri. Un calvario durato 2.589 giorni, sette anni. «È cominciato a gennaio 2015, ma io non lo sapevo. Ne sono venuto a conoscenza dai giornali a marzo 2018. Ho avuto gli atti a ottobre 2020, quando hanno chiuso le indagini».
SEGRETO ISTRUTTORIO
Esposito è finito nell’indagine “Bigliettopoli”: presunti scambi di favori con Giulio Muttoni, “il re dei concerti”, ex patron della società di spettacoli “Set Up Live”. Nell’indagine, tra tutte le persone coinvolte, sono finite 38mila intercettazioni. Anche Muttoni ne è uscito pulito, assolto dopo undici anni. Torniamo alla telefonata. «Me l’ha fatta la Di Pasquale, tanto per essere chiari, quella che adesso prende il posto di Ranucci alla conduzione del programma. Lei aveva in mano delle carte, due in particolare, che io non sapevo nemmeno esistessero: il mio avviso di garanzia, che naturalmente io non avevo ricevuto, e l’altra informazione che aveva era che il mio co-imputato, Muttoni, era indagato per associazione mafiosa».
Come ha reagito? «Ho risposto che stavo apprendendo tutto in quel momento. Avevo argomentato sul punto aggiungendo: “Mi fa piacere che sappia queste cose, ma me le sta dicendo lei, le sembra possibile che io non sia in possesso di nulla?”. Tutto questo a indagini aperte, quindi con un’evidente violazione del segreto istruttorio. In quel servizio hanno messo dentro anche una spruzzatina di mafia in modo insinuante. La cosa pazzesca è che hanno connesso la mia vicenda alle Olimpiadi di Torino 2006 per poi proiettare le presunte infiltrazioni mafiose alle Olimpiadi di Milano, cose che non c’entravano nulla, ma il nulla più assoluto. Il loro teorema era di gettare pesanti ombre sui Giochi, le pare possibile?».
Esposito era incensurato. L’inchiesta mediatico-giudiziaria gli ha stroncato la carriera. «Guardi, alla fine è il minore dei mali, l’ultimo dei problemi anche perché dopo il degrado progressivo degli ultimi anni, a cominciare dal governo giallorosso, non rimpiango niente. Non ce la farei a essere alleato coi grillini». Quanto gli è costato l’avvocato? «Più di 100mila euro, ma è ancora di più quello che ci ho rimesso in termini di onorabilità. Non avendo quarti di nobilità, l’immagine e la carriera me le sono costruite negli anni col lavoro. In novanta secondi hanno spazzato via tutto. Adesso Ranucci dice che su di lui hanno scritto 2.900 articoli. Sa quanti ne sono stati scritti su di me? Più di 3.500, avevo chiesto a una società di contarli, me l’hanno fatto in amicizia perché non avevo la possibilità di pagarli. Quindi se c’è qualcuno che può comprendere Ranucci, che adesso fa la vittima, sono proprio io». Veniamo a come si è presentata a Torino la troupe di Report. «Mi hanno chiamato dicendomi che volevano intervistarmi sulle notizie di stampa uscite nell’ultimo anno e mezzo. Io non mi sono mai sottratto, quindi gli ho dato appuntamento nella sede torinese del Pd. Immaginavo che volessero costruire qualcosa, ma non avendo niente da nascondere ho accettato. Peraltro con me non avevano fatto cenno alle Olimpiadi, hanno fatto tutto col montaggio».
FAMIGLIA SCONVOLTA
L’inchiesta ha terremotato tutta la famiglia: «Mia moglie ha pagato un prezzo altissimo che ancora non ha finito di pagare sul posto di lavoro. Ha cominciato a essere guardata con sospetto. Un giorno sei la moglie del senatore, il giorno dopo quella del corrotto. In un attimo hai la vita stravolta. Non c’è un ristoro per questo tipo di male». La risposta all’ultima domanda è emblematica. «Se ho fatto causa a Report? Mi scusi, ma la ricorda la standing ovation che l’associazione nazionale magistrati ha riservato a Ranucci in occasione del referendum? Non ho buttato già via abbastanza soldi? Quale persona sana di mente si mette a querelare Report dopo aver visto quelle scene? Una cosa del genere penso che non sia mai accaduta in alcuna nazione al mondo». Parla dell’ovazione dei magistrati al segugio investigativo. Ma forse anche dell’inchiesta che l’ha massacrato.