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Report, ecco le inchieste mai trasmesse: solo un caso?

di Giancarlo Di Canio mercoledì 9 settembre 2026

5' di lettura

Nell’informativa del 30 luglio dei carabinieri del Nucleo Investigativo, ora agli atti dei pm di Roma, emerge un fitto rapporto di interlocuzione tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. I due parlavano frequentemente, attraverso chat e incontri di persona, affrontando anche temi legati a Report e alla politica. Un rapporto che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe andato ben oltre una semplice conoscenza personale.

Tra i luoghi degli incontri compare anche il ristorante Cefalù, riconducibile a Lavitola. È proprio la frequenza e il contenuto di questi contatti ad aver attirato l’attenzione degli investigatori. L’ipotesi presa in considerazione è che Lavitola potesse svolgere, di fatto, una sorta di ruolo da «consulente esterno» per Report: un ruolo informale, naturalmente, ma che potrebbe avergli consentito di conoscere in anticipo temi, inchieste e orientamenti editoriali del programma. E, soprattutto, di entrare in contatto con il mondo degli imprenditori interessati alle vicende raccontate dalla trasmissione.

Ma c’è un altro elemento sul quale gli inquirenti stanno concentrando la loro attenzione. La procura di Roma starebbe infatti approfondendo anche la vicenda di alcune puntate di Report preparate ma mai andate in onda. Per quale ragione quei servizi furono fermati? Si trattò di normali scelte editoriali, di problemi legati alle verifiche delle fonti oppure ci fu qualche intervento esterno? E, soprattutto, qualcuno intervenne per chiedere che determinate inchieste non venissero trasmesse? È una delle domande alle quali gli investigatori stanno cercando di dare una risposta.

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INFLUENZA SULLE IMPRESE?
In questo contesto torna centrale il ruolo attribuito a Lavitola. La sua posizione potrebbe essere quella di un semplice interlocutore con il quale Ranucci discuteva di politica e giornalismo. Ma gli investigatori sembrano voler verificare anche un’altra possibilità: che Lavitola abbia agito come intermediario tra alcuni imprenditori a lui vicini e il mondo di Report e che, attraverso questi rapporti, abbia potuto esercitare, direttamente o indirettamente, una qualche forma di influenza. Al momento, però, si tratta di ipotesi che devono essere riscontrate.

Il punto decisivo sarà capire che cosa contenessero realmente le conversazioni tra Lavitola e Ranucci e se nei messaggi o negli incontri emergano richieste, pressioni, segnalazioni o interventi riconducibili alla programmazione della trasmissione. Così come sarà fondamentale ricostruire la storia delle puntate mai trasmesse. Chi decise di fermarle? Quando venne presa la decisione? E, soprattutto, ci furono interlocuzioni esterne prima dello stop? Se emergessero collegamenti tra quelle decisioni e le attività di Lavitola, il quadro assumerebbe un significato completamente diverso. Non sarebbe più soltanto la storia di una frequentazione tra un giornalista e un personaggio controverso, ma quella di un possibile canale di influenza capace di arrivare fin dentro uno dei programmi giornalistici più importanti della Rai.

Tra le puntate al vaglio degli inquirenti, in particolare, ce n’è una che riguarda l’inchiesta dei pm Vincenzo Palumbo e Mario Dovinola su “Banca Progetto”, nella quale risultano indagati, tra gli altri, Alessandro Di Paolo - figlio del più noto Roberto, imprenditore ed ex proprietario dell’Ostiamare prima di Daniele De Rossi e, in questo momento, molto vicino a Francesco Biava, coordinatore provinciale di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci -, Piergiorgio Crosti e Andrea Centofanti. Quest’ultimo, secondo quanto risulta a Libero, sarebbe un grande amico proprio di Antonio Pulcini e di suo figlio Daniele. Ieri dei due ha scritto il quotidiano Domani, ricordando due incontri tra Ranucci e i Pulcini risalenti ai mesi scorsi.

Negli incontri, secondo quanto riferito dagli interlocutori, si sarebbe parlato delle “mura” del locale di Lavitola, che non erano di proprietà di quest’ultimo. «Confermo l’incontro per la questione “mura” perché conosceva la fidanzata del proprietario, ma ogni tanto ci siamo incrociati con Ranucci anche casualmente in un bar», conferma Pulcini. Ma in uno di questi incontri si parlò anche, eventualmente, del servizio su “Banca Progetto”? È una delle domande che gli investigatori stanno cercando di chiarire. Anche questo, come tanti altri dettagli, è al vaglio degli inquirenti.

Lavitola, intanto, continuava a muovere le sue relazioni, tra trame, sondaggi e tentativi di scalata. Per farlo, secondo quanto emerge dalle carte, chiese aiuto al suo amico. Ranucci partecipò così a due incontri con i Pulcini: il primo prima della cosiddetta «bomba» e il secondo successivamente. A ringraziarlo per quei contatti sarebbe stato lo stesso Lavitola. «Ti voglio sinceramente tanto bene, che Dio te ne renda merito e ti protegga. Io prego il Signore che riversi sulla tua famiglia, su dite, ciò che tu fai per aiutare gli altri e lo moltiplichi infinite volte», scrive Lavitola. Ranucci gli risponde: «Ma figurati Valter, spero di esserti stato utile. Sai che ti voglio bene anche io. E anche ai tuoi figli».

La domanda, a questo punto, è inevitabile: per che cosa Lavitola lo ringraziava? Secondo la ricostruzione, il riferimento sarebbe proprio ai due incontri con i Pulcini, papà Antonio e, in un’occasione, anche il figlio Daniele. Un elemento che, insieme agli altri rapporti documentati dagli investigatori, dovrà essere ricostruito e verificato nel corso degli accertamenti.

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L’UDIENZA AL RIESAME
Intanto, ieri, c'è stata l’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Roma per Lavitola, detenuto dal 10 agosto con l’accusa di essere il presunto mandante, insieme con Gomes Clesio Tavares, dell’attentato contro Ranucci. Dopo la discussione dei suoi difensori, il collegio si è riservato la decisione. I giudici dovranno stabilire se concedere a Lavitola gli arresti domiciliari e se dichiarare decaduta la misura cautelare per decorrenza dei termini. La decisione è attesa nelle prossime ore.

La difesa del faccendiere ha confermato che la bomba sarebbe stata collocata solo per far aumentare il livello di protezione di Ranucci. L’ordigno non sarebbe stato fatto esplodere né per il desiderio di mettere il conduttore al riparo dagli attacchi dentro alla Rai («La conduzione di Report era già stata affidata per tutta la stagione 2025/26 a Ranucci con la pubblicazione del relativo palinsesto che aveva previsto un aumento delle puntate della trasmissione»), né per rafforzare la sua auspicata candidatura alle elezioni politiche, che non sarebbe stata per nulla imminente («Puoi fare anche altri 5 anni in tv e poi ti candidi nel 2032 preparando per tempo tutto il progetto» scrisse Lavitola a Ranucci). In compenso il faccendiere ha confermato che la sua premurosa attenzione per il giornalista nascondeva anche un interesse personale: «I successi professionali, il pubblico gradimento ed eventuali incarichi politici di Ranucci avrebbero consentito» a Lavitola «di ottenere molteplici vantaggi, primo tra tutti quello di una riabilitazione sociale minata dalle precedenti vicende giudiziarie» hanno ammesso gli avvocati. Che hanno chiesto per il loro assistito gli arresti domiciliari per il loro assistito non a casa a Roma, poiché la compagna rifiuta di accoglierlo, ma a Noepoli in provincia di Potenza «lontano da tutte le reti di conoscenza dell’indagato».

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