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Matteo Renzi, una clamorosa questione di soldi: quanti ne guadagna chi passa dal Pd a Italia Viva

Giulio Bucchi
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Una insospettabile (e sostanziosa) questione di soldi. Dietro la slavina di esponenti Pd che stanno seguendo Matteo Renzi nell'avventura scissionista di Italia Viva ci sarebbe anche un prosaico fattore economico. Come ricorda il Giornale, infatti, chi è passato con l'ex sottosegretario si è tenuto in tasca 2.500 euro al mese in più. A parità di stipendio da deputato o senatore, infatti, variano "i versamenti mensili che l'appartenenza al gruppo Pd imponeva e che invece il nuovo gruppo renziano non prevede". Leggi anche: Quel boom di donazioni molto sospetto. Renzi smascherato: scissione pronta da settimane Numeri alla mano, il Nazareno chiede ai suoi parlamentari in media 1.500 euro come "contributo al Pd nazionale per i servizi resi", a cui si aggiungono di norma circa 1.000 euro al mese da versare alla struttura regionale di competenza di ciascun eletto in quota "restituzione dei fondi spesi" dal Pd regionale per la campagna elettorale. Un obbligo definito per contratto che però spesso finisce per carte bollate e ricorsi, visto che chi lascia il partito in genere smette di pagare quanto dovuto (vedasi, ricorda ancora il Giornale, il caso di Pietro Grasso passato a LeU e "moroso rispetto al Pd di ben 83mila euro). In tutto, circa 3.000 euro da restituire su un totale di 10.000 euro lordi percepiti (più i rimborsi intorno ai 7.000 euro). Di contro, Renzi chiede ai suoi parlamentari molto meno: 500 euro al mese, più un versamento una tantum per la Leopolda di 1.000 euro. 

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