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Alessandro Di Battista umiliato ancora da Luigi Di Maio: "Quello che va in giro a presentare libri"

di Caterina Spinelli domenica 14 luglio 2019

2' di lettura

Luigi Di Maio a parole promette di "andare avanti" senza guardare al passato, ma nei fatti il suo pensiero va sempre ad Alessandro Di Battista, il pentastellato dissidente che negli ultimi tempi ha creato scompiglio nel Movimento. Il leader grillino lo definisce "quello che va in giro a presentare libri" (Dibba ha pubblicato recentemente Politicamente scorretto), e rifila stoccate indirette ma chiarissime a Roberto Fico. Di Maio - fa sapere nel video pubblicato dal fattoquotidiano.it - vuole andare oltre la sconfitta: "Sono il più incazz*** di tutti per come è andata alle Europee". Il vicepremier però deve in primis fare i conti con il suo stesso partito, quello formato dai numerosi riottosi che lo mettono alla prova tutti i giorni. "Di Battista è una figura importante nel Movimento e tutti speriamo che torni a dare una mano concreta". Ma nelle stesse ore agli attivisti milanesi, presenti alla riunione presso il Teatro Menotti, sibilava altro: "Scusate se mi incazzo se quelli che non sono venuti sul palco con me poi, il giorno dopo le Europee, stavano, e stanno ancora, in giro per l'Italia a presentare libri. Questo mi fa incazzare molto" diceva. Leggi anche: Luigi Di Maio attacca Benetton, figuraccia: doppia gaffe E alla base c'è sempre quella ferita: "Mi volete dare la colpa del risultato delle Europee? Va benissimo. Ma la campagna elettorale me la sono fatta da solo". Di Maio sembra non aver perdonato il rifiuto di Di Battista, a cui aveva offerto anche una candidatura come capolista. Così insiste: "Negli ultimi sei anni ho dedicato ogni ora della mia vita a questa storia. A differenza di altri che hanno fatto scelte legittime e che invidio non mi sono mai sottratto". Poi ancora: "Siamo cresciuti con la consapevolezza che andando al governo si poteva fare tutto, ma è arrivato il momento di fare i conti con la realtà". In soldoni, certe rinunce come il sì al Tap erano obbligate: "Quando dicevamo no al gasdotto non c'erano le leggi che si sono fatte poi". Insomma, Di Maio deve si trova tra l'incudine e il martello, ossia tra i membri del suo partito e un Matteo Salvini più forte di prima. 

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