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Campania, Roberto Fico pronto a introdurre il reddito grillino: la regione rischia di saltare

di Simone Di Meo mercoledì 13 maggio 2026

3' di lettura

Certe idee spariscono, si schiantano contro la realtà e poi ritornano. Stavolta il reboot porta la firma del governatore campano Roberto Fico, che ha rimesso sul tavolo il vecchio sogno grillino di un sussidio regionale per chi non ha reddito. Un ritorno che profuma di nostalgia pentastellata più che di contabilità pubblica. «In campagna elettorale ho parlato di una platea che doveva essere certificata dall’Inps per individuare coloro che veramente non hanno alcun tipo di opportunità di reddito», ha spiegato l’ex presidente della Camera inaugurando un centro per l’impiego al rione Luzzatti, a Napoli.

Il problema è che, prima ancora della politica, parlano i numeri. E i numeri raccontano una Regione con margini ridotti all’osso. Il bilancio campano 2026 supera i 38,5 miliardi, ma quasi il 70% viene divorato dalla sanità. Dietro la facciata resta un ente con un disavanzo consolidato da circa 2,7 miliardi e un patrimonio netto ancora negativo per oltre 3,6 miliardi. Non è dissesto conclamato, ma nemmeno un paradiso fiscale.

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A dicembre 2025 l’Assegno di inclusione statale aveva coinvolto in Campania 156.853 famiglie, pari a oltre 413mila persone, con un beneficio medio di 752 euro al mese. Tradotto: circa 118 milioni ogni trenta giorni. Su base annuale significa muovere una cifra vicina a 1,4 miliardi di euro. Se Palazzo Santa Lucia volesse replicare qualcosa di simile con risorse proprie, dovrebbe trovare oltre 1 miliardo l’anno. Solo che quel tesoretto non esiste.

La stessa manovra regionale racconta una verità molto meno ideologica e molto più concreta. Sulle politiche sociali ci sono circa 230 milioni vincolati e poco più di 30 milioni aggiuntivi distribuiti nel triennio con fondi regionali. In pratica, la Campania è riuscita a recuperare una decina di milioni l’anno extra sul welfare. Dove troverebbe cento volte tanto resta un mistero che, per ora, nessuno ha spiegato.

Poi c’è il convitato di pietra che accompagna ogni discussione sul vecchio sussidio grillino: le inchieste. Perché le falle del sistema erano già esplose negli anni passati, trascinando dentro il dibattito pubblico una lunga scia di frodi, domande irregolari e percettori improbabili. La Guardia di finanza di Napoli, in appena 12 mesi, aveva denunciato 298 persone nell’area nord della provincia. Otto di loro, secondo gli accertamenti, sarebbero usciti dai domiciliari per andare al Caf a presentare la richiesta. In un altro caso la domanda risultava depositata mentre il beneficiario era detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. E ancora: un uomo avrebbe simulato identità e accento bulgaro usando documenti falsi pur di incassare il beneficio.

La Procura di Napoli Nord aveva aperto un fascicolo anche su pratiche presentate utilizzando i nomi di cittadini pakistani inconsapevoli. Le anomalie, col tempo, avevano assunto contorni quasi caricaturali. A Ponticelli una salumeria avrebbe trasformato le card in denaro contante. A Scampia un percettore era stato fermato con una pistola pronta a sparare e 21mila euro cash. A Pozzuoli dodici parcheggiatori abusivi risultavano beneficiari del sussidio. Tra Marano e l’area flegrea erano emersi perfino collegamenti familiari con storici clan camorristici. In quel filone compariva anche la figlia di un uomo coinvolto nell’omicidio del giornalista Giancarlo Siani, che avrebbe percepito circa 8.500 euro.

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Il conto finale, intanto, saliva. Per Napoli e provincia il danno alle casse dell’Inps stimato dai carabinieri aveva sfiorato i 20 milioni di euro tra il 2021 e il 2022. A livello nazionale, invece, Guardia di finanza e magistratura avevano registrato oltre 665 milioni di euro percepiti o richiesti senza averne diritto, con più di 62mila soggetti segnalati. È dentro questa cornice che il centrodestra affonda il colpo. Gennaro Sangiuliano, capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, liquida il progetto come «un’idea venezuelana e cubana della politica». E aggiunge: «C’è bisogno di lavoro qualificato e ben retribuito, di sviluppo reale e di imprese». Per l’ex ministro, il vecchio sussidio «è stato un gigantesco voto di scambio».

La ricetta proposta è un’altra: «Organizziamo il reddito da lavoro, paghiamo chi ha bisogno facendolo lavorare a progetti sociali». Sulla stessa linea Severino Nappi, vice coordinatore della Lega in Campania: «Le uscite di Fico su formazione e lavoro sembrano la prosecuzione dei banchi a rotelle e del Superbonus». Tradotto: «La solita cultura assistenzialista grillina».

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