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Vittorio Feltri: così il premier Paolo Gentiloni spreca i soldi delle nostre tasse

di Andrea Tempestini domenica 27 agosto 2017

2' di lettura

Noi siamo probabilmente ritardati mentali. Per anni abbiamo cercato di capire come mai l’Italia abbia un mostruoso debito pubblico, ma solo ora siamo riusciti a svelare il mistero. La spiegazione è peggiore di quanto potessimo immaginare. Il nostro attuale governo, come del resto i precedenti, incassa una montagna di denaro attraverso la riscossione delle nostre tasse, le più alte d’Europa, e la butta nel cesso, per usare una espressione elegante. Gentiloni e la sua banda di simpatici gaglioffi hanno deciso di finanziare una pletora di cittadini per renderli felici evitando così grane sociali, che disturbano il manovratore. Qualche esempio: soldi a pioggia ai rom per agevolare il loro inserimento attraverso una partecipazione politica. Ciò che richiede la formazione di associazioni di nomadi aspiranti alla stanzialità, partiti e roba del genere. Notizia che rallegra. Miliardi a iosa ai migranti desiderosi di rimanere in Italia: assegni mensili distribuiti a capocchia allo scopo di favorire l’inserimento e la sopravvivenza di coloro che arrivano qui in veste di clandestini. Evviva. Come siamo buoni. Poi, usando un linguaggio burocratico, assicurare un reddito di inclusione a qualunque sfigato italiano o straniero che sia. Palanche ai disoccupati, quasi che non gliene dessimo abbastanza con la cassa integrazione guadagni. Palanche ai giovani che rifiutandosi di lavorare la sera, il sabato e la domenica, hanno bisogno di sostentamento per pagare il conto della discoteca. Poveri ragazzi, non è lecito privarli della ricreazione. Insomma, euro distribuiti a tutti senza badare a spese. Ci risulta che nel ramo alberghiero è sufficiente adattarsi alle regole della stagionalità per garantirsi lo stipendio dodici mesi. In che modo? Semplice. Tu ti fai assumere novanta giorni dal un hotel e hai diritto alla disoccupazione per l’anno intero. Non male, diremmo. Varie collaboratrici domestiche, alle quali versi i contributi, chiedono il ricongiungimento della madre (ne hanno diritto in base alle nostre leggi del menga, promosse dalla sinistra), la quale madre al compimento del sessantacinquesimo anno di età, accede automaticamente al pensionamento sociale: 600 euro e rotti. La vecchia delega la figlia all’incasso della pensione e torna al Paese di origine dove, grazie al denaro dell’Inps campa quale principessa. Ci sarebbero altre storie analoghe da raccontare per indignarvi. Ma sono sufficienti queste, suppongo, per fare il quadro della situazione in cui ci troviamo a causa dei dementi da lustri seduti in Parlamento, fottendosene del cosiddetto bene comune. Ecco perché siamo in bolletta marcia e anneghiamo nei passivi di bilancio. Altro che spending review. Seguitiamo a scialacquare capitali per ospitare scrocconi extracomunitari e mantenere lazzaroni indigeni. Elargiamo quattrini a tutti tranne ai connazionali che sgobbano. Di costoro non importa nulla a nessuno. Quanto ai vecchi, crepino pure all’ospizio, ammesso che i figli (raramente) provvedano a saldare la retta. Il debito pubblico è figlio di una gran puttana. di Vittorio Feltri

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