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Diabolico Renzi: si riavvicina a Romano Prodi per blindarsi sul referendum

di Giulio Bucchi domenica 17 aprile 2016

2' di lettura

Un nome è uscito più volte dalla bocca di Matteo Renzi nel giro di poche ore, tra Buvette di Montecitorio e Teheran: quello di Romano Prodi. Lo ha annotato Fabio Martini sulla Stampa, dando una lettura suggestiva di quanto sta accadendo in Iran, dove il premier italiano è in visita ufficiale. Renzi ha portato "i saluti di Romano Prodi" all'ayatollah Hashemi Rafsanjani. Due ore prima, dopo aver incontrato il presidente iraniano Hassan Rouhani, aveva detto pubblicamente: "È davvero un onore essere qui, nel solco di una tradizionale amicizia con l'Iran che risale ai tempi di Moro, di Andreotti e di Prodi". Il giorno prima, alla Camera, sempre Renzi si era lasciato scappare: "Domani sarò in Iran, in linea di continuità con Prodi". Senza dimenticare che un mese fa aveva risposto così a Massimo D'Alema: "Chi mi accusa, ha distrutto l'Ulivo", cioè il progetto politico di Prodi, ovviamente. Il grande gelo - Tre indizi (quattro?) fanno una prova: Renzi si sta riavvicinando al Professore e il fatto di averlo nominato con tale frequenza non è un caso visto che, scrive Martini, "Renzi è parco di citazioni di altri leader, sia vicini che lontani". Tra i due era sceso un grande gelo ai tempi dell'elezione del presidente della Repubblica, nel 2013, e poi più recentemente nel 2013, con Renzi che già a Palazzo Chigi aveva ignorato l'appello delle autorità libiche ad affidare proprio a Prodi il ruolo di mediatore tra le parti. Da allora tra i due si sono susseguite "ripetute, poderose docce fredde, mesi di interrotti silenzi, segnati da sentimenti non propriamente amichevoli. Tra i due il più amareggiato è sempre stato Prodi". Amici autorevoli - Ora però il cinico, pragmatico Renzi avrebbe deciso di recuperare il Professore sia in campo internazionale sia, soprattutto sulle questioni interne: il premier pensa già al referendum costituzionale del prossimo autunno che deciderà il futuro suo prima ancora che delle riforme, e -suggerisce La Stampa - "ha iniziato la raccolta degli amici più autorevoli". E oltre a Prodi, la lista comprende anche Giorgio Napolitano.

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