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Riforma elettorale, il duello tra Sergio Mattarella e Giorgio Napolitano sull'Italicum preoccupa Matteo Renzi e il governo

di Andrea Tempestini domenica 19 aprile 2015

2' di lettura

Il "ritirato" Giorgio Napolitano si fa sentire, eccome. E lo fa sull'Italicum: la legge elettorale arriverà in aula a Montecitorio il 27 aprile, un giorno cruciale per le sorti dell'esecutivo renziano. E il fu Re Giorgio, proprio come dal Colle difendeva Matteo Renzi (almeno dopo le iniziali ritrosie, perché prima di Matteo la "difesa" era schierata a favore di Enrico Letta), continua nella sua opera difensiva: "Approvatela così com'è", chiede alla minoranza democrat e a chiunque quella legge può approvarla. Insomma, turatevi il naso e fate passare questa riforma-pastrocchio. Napolitano argomenta: "Non si può tornare indietro, disfare quello che è stato faticosamente costruito, elaborato e discusso in tutti questi mesi. Guai se si piomba in un ricominciamo da capo", conclude il suo intervento che ricorda uno dei rituali moniti che piovevano del Quirinale quando ancora lo abitava. Emblematici silenzi - Una serie di considerazioni, quelle di Napolitano, snocciolate nel corso di un convegno a Montecitorio. Il tema? L'Italicum, of course. Un convegno a cui ha preso parte anche Sergio Mattarella, il suo (silenziosissimo) successore al Colle. E anche in questo caso, l'ex dc, non si è lasciato sfuggire una parola su tema. Un silenzio emblematico, quello del padre del Mattarellum, la vecchia legge elettorale che rispetto all'italicum appare oggi un piccolo capolavoro. Il punto è che Mattarella non è affatto soddisfatto dalle forme assunte dalla riforma elettorale "made in" Renzi. Il Colle, insomma, è pronto a muovere significativi rilievi. La firma di Mattarella, insomma, non è così scontata. Ed è curioso, dunque, che proprio sull'Italicum si costruisca una sorta di duello, che si consuma tra il vecchio inquilino del Colle, Napolitano, e quello attuale, Mattarella. L'ex capo dello Stato si produce nella moral suasion del suo successore: "Approvatela così com'è, quella legge". E se invece Mattarella non dovesse dare il suo ok, per Renzi e il suo governo, la faccenda si complicherebbe. E non poco.

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