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Gianluigi Paragone e il suicidio Di Maio: "Cosa diventerà il M5s ora. E a febbraio: altro disastro elettorale"

di Giulio Bucchi domenica 26 gennaio 2020
2' di lettura

"Una forza europeista e riformista, quindi inutile". Gianluigi Paragone, sul Tempo, risponde alle accuse di Luigi Di Maio e delinea il futuro del Movimento 5 Stelle. "Lo dico con dolore. Il famoso 33% non tornerà più perché non c'è più una offerta politica capace di illuminare le ingiustizie che il riformismo neoliberista ha generato".   Leggi anche: Di Maio lascia? La sconcertante reazione dei mercati: più di un indizio Secondo il senatore, espulso per aver votato contro la manovra, "la crisi del capo politico si sovrappone alla crisi del Movimento stesso, angosciato dai traditori più che illuminato dal facilitatori. Nessuno però ha tradito più di chi in due anni ha spento una speranza e dilapidato un patrimonio di consensi". La mappa, prosegue l'ex conduttore della Gabbia, "non prevede altre rotte se non quella dello schiacciamento a sinistra. Eppure lo spazio antagonista c'è, oltre un centrodestra in bilico tra citofoni e Mario Draghi, e oltre un centrosinistra partner dell'establishment". Le dimissioni di Di Maio sono state quasi obbligate, ma "sono un altro segno della opacità di chi sbaglia i tempi. Dimettersi adesso non impedirà di scaricare su lui stesso lo choc di lunedì (a chi vuoi addebitarlo, a Vito Crimi?), né la possibile sconfitta in Campania, a fine febbraio, dove si voterà per le suppletive dopo la scomparsa del bravo e preparato senatore pentastellato Franco Ortolani". Le dimissioni del capo politico erano dovute, come detto, e sarebbero dovute arrivare ben prima: "All'indomani del voto su Rousseau attraverso il quale, chiedendo di presentarsi alle Regionali, si smentiva l'idea del capo politico". Perlomeno, Paragone regala una tregua al suo ex partito: "Visto che il Movimento è tutto questo, non ha alcun senso che io faccia ricorso al giudice ordinario", perché "la politica in cui credo è un'altra, è più aggressiva e soprattutto più radicale nelle proposte".

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