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Sigfrido Ranucci, la Rai non gli paga l'avvocato per le balle su Nordio: insorge il M5s

giovedì 25 giugno 2026

2' di lettura

Niente tutela legale nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci da parte della Rai. A renderlo noto è il sito Dagospia in merito alla causa intentata da Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti. Nel mirino dell'imprenditore le parole pronunciate dal giornalista e conduttore di Report a È sempre Cartabianca lo scorso aprile sulla presunta presenza del ministro Carlo Nordio nel ranch di Cipriani in Uruguay. Immediata la reazione dei Cinque Stelle che subito hanno parlato di "un atto infame".

"Negare la tutela legale a un giornalista come Sigfrido Ranucci che solo pochi mesi fa ha subito un attentato gravissimo che ha messo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia è un atto infame. Presenteremo una interrogazione in commissione di vigilanza Rai sulla notizia riportata da Dagospia per capire tutti i contorni di una delle vicende più inquietanti che riguardano TeleMeloni". Per gli esponenti M5S in commissione di Vigilanza Rai "ci sembra chiaro che l'unico obiettivo di Giampaolo Rossi, agli ordini di Giorgia Meloni e di Fazzolari, sia quello di far fuori il conduttore e di indebolire Report. Stavano cercando l'occasione e pensano di averla trovata in questo modo vergognoso. Tra l'altro parliamo di una trasmissione sempre uscita sempre a testa alta dalle querele che l'hanno colpita; notizia di oggi l’arresto dell’imprenditore Francesco Osanna, storico esponente dell’estrema destra laziale, che aveva chiesto un risarcimento milionario a Report appena 4 giorni fa. Chissà se Giampaolo Rossi questo lo sa... Ma quanta ipocrisia c'è stata nella solidarietà espressa a Ranucci quando subì l'attentato? Da allora nei suoi confronti solo contestazioni, mobbing, tagli di risorse e di puntate. E ora questo. Al peggio di TeleMeloni non c'è mai fine".

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Ma a spiegare come stanno davvero le cose è Viale Mazzini che "smentisce la ricostruzione secondo cui la mancata attivazione della tutela legale nei confronti del conduttore e vice direttore ad personam Sigfrido Ranucci sarebbe riconducibile a valutazioni politiche o a scelte discrezionali estranee ai regolamenti aziendali". Nella nota dell'azienda viene spiegato che "la decisione è stata assunta in applicazione del regolamento vigente, che subordina la copertura legale a un requisito imprescindibile: il nesso diretto e funzionale tra i fatti contestati e l’esecuzione di mansioni o incarichi conferiti da Rai". E ancora: "Nel caso in esame, Rai aveva autorizzato il dipendente Ranucci alla partecipazione alla trasmissione 'È sempre Cartabianca' al solo e limitato scopo di presentare l’ultimo suo libro, peraltro non edito da Rai. Si tratta, quindi, di un contesto editoriale esterno a Rai e non riconducibile a un incarico aziendale. Ne deriva l’assenza del presupposto giuridico essenziale per l’attivazione della tutela legale aziendale, non essendo configurabile il collegamento richiesto dal regolamento tra attività lavorativa e fatti contestati. La tutela legale è naturalmente garantita in relazione ai servizi giornalistici che settimanalmente vanno in onda su Report, inclusi quelli relativi al caso Minetti Cipriani".

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