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Bersani-Monti, prove d'intesa. Ma Vendola: "Mai col Professore"

Il leader Pd: "Pronti a collaborare". Il Prof: "Ok per le riforme". Ma Nichi si ribella. E il Pd trema...
di Andrea Tempestini domenica 10 febbraio 2013

Bersani, Vendola e Monti

3' di lettura

Paura eh? Zero idee, incapacità mediatica, lo scandalo Mps e la mancanza di proposte concrete. Così il Partito Democratico, incalzato dalla campagna elettorale di Silvio Berlusconi, ha dilapidato quasi tutto il vantaggio di cui veniva accreditato in vista delle elezioni. "Siamo in corsia di sorpasso", carica i suoi il Cavaliere. E Pier Luigi Bersani che fa? Trema, e terrorizzato cerca nuovamente l'appoggio dei centrini. Di Monti in particolare. E il Prof, ovviamente, strizza l'occhio. Peccato però che a dire "no" alla coppia di fatto sia l'intransigente Nichi Vendola: "Noi mai col Professore", tuona. E complica terribilmente i piani dei democrat. Ma procediamo con ordine. La mossetta - Et voilà, tutto inizia con l'ultima piroetta di Bersani. Dopo le critiche delle ultime settimane, l'uomo che viene da Bettola ha rivendicato il sostegno a Mario Monti e alle sue riforme, per poi "rinnovare la disponibilità" a collaborare dopo il voto. "Monti - ha spiegato - è arrivato da solo, non è che avesse una maggioranza parlamentare. Gliela abbiamo data noi, noi abbiamo voluto il professor Monti, noi abbiamo affrontato il popolo e quindi ci riteniamo assolutamente protagonisti nel bene e nel male di questo anno e mezzo", ha spiegato da Berlino. Il precedente - E ancora, il leader democrat proseguiva: "Adesso bisogna che guardiamo avanti e facciamo le elezioni e che ci siano forze politiche che si prendano la responsabilità. Il professor Monti ha costruito la sua forza politica, è nella competizione, ci sono le schermaglie elettorali, ma ho sempre detto - ecco l'occhiolino strizzato - che sono prontissimo a una collaborazione con tutte le forze contrarie al berlusconismo e al leghismo, certamente anche con il professor Monti". Un po' come Romano Prodi nel 2006: pronto ad andare a braccetto con chiunque, a patto che avversasse Berlusconi. E proprio come Prodi nel 2006, Bersani, queste elezioni, ora ha paura di perderle. Monti dice ok - Dopo la dichiarazione di Pier Luigi, pronta la risposta del Professore: "Apprezzo ogni apertura e disponibilità e anche questa frase, credo pronunciata dall'onorevole Bersani dalla Germania, dove la politica fatta con l'apporto del Parlamento, in questo ultimo anno, mi pare sia stata apprezzata". Così a Pordenone il premier Monti, che poi ha sottolineato "la disponibilità, con la forza politica nuova che nasce, ad alleanze con coloro e solo con coloro che saranno seriamente impegnati sul piano delle riforme strutturali considerati indispensabili per il Paese". Mario pone delle condizioni, insomma, chiede le riforme: il gioco delle parti. Il matrimonio si farà. O forse no. E c'è chi dice "no" - Già, perché dopo tutta la melassa scambiata tra rossi e centrini, ecco che Nichi Vendola rivendica il suo spazio all'interno della coalizione di centrosinistra. Nichi dice di "no" alla coppia di fatto. "Monti? E' in crisi di consensi e pronto a cercare appoggio, magari con il Pd, dopo le ultime uscite di Berlusconi. Capisco che il Professore sia un po' disperato - badila il governatore pugliese -, e quindi abbia bisogno di qualche sponda, ma non la troverà dalla nostra parte". Niente inciuci, insomma. Almeno non con Vendola, pronto a far saltare il banco nel caso in cui Bersani decida di abbracciare i centristi dopo le elezioni. Signor tentenna - E Pier che fa, a questo punto? Si adegua. Corregge il tiro. Ed eccolo affermare: "Dialogo sì, ma non a tutti i costi". Un contentino per Nichi, secondo cui le nozze "non s'hanno da fare". Bersani puntualizza: "Da tempo dico che l'Italia ha il diritto di avere qualcuno che ha il 51% in Parlamento. Se l'avremo noi lo usceremo come fosse il 49% perché l'Italia ha dei problemi molto seri. Ci rivolgeremo a tutte le forze che non sono l'eredita del leghismo e del berlusconismo (arieccolo, ndr). Questa è la nostra intenzione che implicitamente - ammette il leader - contiene la disponibilità a discutere con forze moderate, centrali, con Monti quindi. Per fare cosa? Si vedrà".

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