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Immigrazione, Letta: "L'Europa ci dia risposte concrete"

Il premier si aspetta "risposte concrete" da Bruxelles: "Lampedusa non è periferia d'Italia, ma avamposto della Ue"
di Roberto Procaccini domenica 27 ottobre 2013

Enrico Letta

2' di lettura

"L'Europa muore se resta a guardare, muore insieme a centinaia di uomini, donne e bambini". Enrico Letta sceglie l'immagine più dura possibile per richiamare l'Ue alle sue responsabilità nella gestione dei flussi migratori dal Maghreb verso le coste siciliane. Il presidente del Consiglio parla a Montecitorio in vista del vertice di Bruxelles di giovedì e venerdì (e, più in generale, del semestre di presidenza italiana nel 2014). E così, dopo il vicepremier Angelino Alfano, il ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge e grande parte della stampa e dell'opinione pubblica, anche Letta chiede un intervento in materia di immigrazione da parte della commissione europea. "Non accettermo compromessi al ribasso - ha detto Letta - perché Lampedusa non è periferia dell'Italia, ma avamposto dell'Europa". Il premier ha chiare le pretese da portare a Bruxelles: "Chiediamo misure immediate per mettere in atto il programma Eurosur - spiega alla Camera - e il rafforzamento di Frontex, un piano d'emergenza per la questione migratoria e il dialogo e la cooperazione con i Paesei del Mediterraneo". Mentre l'Italia "si è assunta fino in fondo la sua responsabilità - argomenta il premier - così come deve fare un grande Paese europeo, l'Ue è stata distratta per troppi anni. Ora non lo è più". Letta vuole che la commissione dimostri "concretezza": "Nessuno Stato ha la dimensione per gestire la sfida della società globale - ha detto -, solo insieme noi europei possiamo fare la differenza". Ok da Bruxelles - Letta incassa presto l'appoggio dell'Ue. Il suo piano "converge con le priorità già annunciate dalla Commissione - spiega il portavoce del commissario agli affari interni Cecilia Malmstrom -. Fin dall'inizio abbiamo indicato agli Stati che occorre rafforzare Frontex, rendere operativo Eurosur entro il 2 dicembre e dialogare con i Paesi di origine e di transito, oltre al fondamentale aspetto della ridistribuzione dei migranti".

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