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Così l'alleanza Ue-Usa può fermare la Cina

Ecco alcuni stralci dell’intervento di Alina Polyakova, presidente del Cepa, pubblicato sul numero di marzo della rivista Formiche. L’analisi anticipa alcuni temi del dibattito “EU-US Tech Agenda 2030"
di Alina Polyakova martedì 10 marzo 2026

3' di lettura

L’incertezza politica è la nuova normalità su entrambe le sponde dell’Atlantico, mentre Europa e Stati Uniti riequilibrano il loro rapporto. Ma, anche se le reazioni emotive possono dominare il momento, entrambe le parti farebbero bene a ricordare il quadro generale: il partenariato strategico tra Ue e Usa ha servito bene entrambe le sponde per oltre 80 anni e può continuare a farlo, se i decisori politici si concentrano sulle opportunità di lungo periodo. Washington e Bruxelles sono effettivamente impegnati in una competizione per plasmare un nuovo ordine mondiale in mezzo a rapidi progressi tecnologici che stanno spostando gli equilibri di potere globali. Ma questa competizione è con la Cina, non tra di loro. E la gara si sta intensificando. Pechino non sta semplicemente competendo per la leadership tecnologica globale, sta già vincendo in livelli cruciali della catena del valore, dalle infrastrutture energetiche all’IA open-source fino alla robotica umanoide. Invece di rafforzare l’alleanza che ha sostenuto la prosperità occidentale, alcuni leader europei stanno virando verso Pechino. La visita del cancelliere tedesco Friedrich Merz in Cina è solo la più recente di una serie di incontri: allontanandosi dagli Stati Uniti, i governi europei giocano direttamente a favore di Pechino. L’entità dell’integrazione economica tra Stati Uniti ed Europa è impressionante, e spesso sottovalutata.

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Nel 2024, beni per 1500 miliardi di dollari hanno attraversato l’Atlantico, il 44% in più rispetto al totale degli scambi Usa con la Cina. Gli Stati Uniti hanno registrato un surplus di 88,6 miliardi di dollari nei servizi con l’Europa, a dimostrazione di quanto le aziende americane dipendano dai 450 milioni di consumatori del continente. In cambio, le imprese tecnologiche statunitensi hanno investito 113 miliardi di dollari nel settore informatico europeo e quasi 30 miliardi nella produzione hardware nello stesso anno. Questa non è una relazione da smantellare. È una relazione da approfondire. Il deficit tecnologico dell’Europa è reale, ma il quadro è più sfumato di quanto i critici di Bruxelles suggeriscono. L’Ue non rappresenta tutta l’Europa in materia di politica tecnologica. I Paesi dell’Europa centrale e orientale, spesso sottorappresentati nella leadership istituzionale europea, stanno producendo risultati sproporzionati.

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L’Estonia ospita 10 unicorni (aziende del mondo tech che sono riuscite a raggiungere un valore superiore a un miliardo) e genera start-up a un tasso 10 volte superiore alla media europea pro capite. I campioni tecnologici nazionali europei restano leader globali, mentre aziende meno note dominano livelli cruciali dell’infrastruttura dell’IA. Il presidente Trump ha posto la sicurezza della leadership tecnologica globale statunitense al centro della politica estera del suo secondo mandato. È l’attitudine giusta. Ma, come riconosce la Strategia di sicurezza nazionale Usa del 2025, gli Usa hanno bisogno di un’Europa forte per competere contro i propri avversari. Washington e Bruxelles dovrebbero muoversi con urgenza per stabilire un quadro congiunto su tecnologia e commercio. Nessuna delle due parti può vincere la corsa da sola. Insieme, il partenariato Usa-Europa rappresenta la più grande economia integrata del mondo, i mercati di capitale più profondi e gli ecosistemi di ricerca più avanzati. La vera competizione non sono i dazi attraverso l’Atlantico. È la tecnologia attraverso il Pacifico. È tempo di pensare a lungo termine e agire ora.

*Presidente Cepa

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