Giorgio Napolitano
Il presidente Napolitano non può testimoniare al processo sulla trattativa Stato-Mafia davanti alla Corte d'Assise di Palermo. A sostenerlo, come ricorda Marco Travaglio nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano è l'Avvocatura dello Stato, parte civile nel processo. L'avvocato dello Stato, Giuseppe Dell'Aria sostiene che il presidente della Repubblica "in virtù dei suoi compiti di coordinamento politico e operativo" godrebbe di "assoluta riservatezza sia per le attività pubbliche che per quelle informali". Lo stesso principio, sottolinea Dell'Aria che è valso la sentenza della Consulta che ha ordinato la distruzione dei nastri delle telefonate tra Napolitano e Mancino. Napolitano dovrebbe essere ascoltato nel processo di Palermo come testimone riguardo ad una vicenda ben specifica che riguarda il suo ex consigliere Loris D'Ambrosio, scomparso nel luglio 2012. La lettera a Re Giorgio - D'Ambrosio il 18 giugno 2012 scrisse una lettera a Napolitano in cui parlava proprio dei "fatti e delle vicende " e degli "indicibili accordi" tra Stato e Mafia tra il 1989 e il 1993. Ecco cosa ha scritto D'Ambrosio: "Lei sa di ciò che ho scritto di recente...episodi del periodo 1989-1993 che mi preoccupano e fanno riflettere; che mi hanno portato a enucleare ipotesi - solo ipotesi di cui ho detto anche ad altri - quasi preso anche dal vivo timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi...". D'Ambrosio, come detto, muore d'infarto nel luglio 2012. A questo punto per i magistrati l'unico che può "sapere" qualcosa "sugli indicibili accordi" è proprio Giorgio Napolitano. Che però evita di testimoniare. La posizione del Colle è difesa anche dal vicepresidente del Csm, Vietti, che ha sempre invitato i magistrati ad evitare l'audizione di Re Giorgio. Dunque di fatto come ricorda Marco Travaglio, il Colle usa una sorta di scudo istituzionale per non andare sul banco dei testimoni. Scudo istituzionale - Travaglio punge Napolitano: "Il presidente doveva precipitarsio dai pm per raccontare ciò che sapeva e non aspettare la convocazione, ma il Csm e l'Avvocatura dello Stato non hanno mai dato l'ok per la testimonianaza...". Per l'attività processuale, secondo i magistrati, la testimonianza di Napolitano sarebbe utile. D'Ambrosio tra il 1989 e il 1993 lavorava all'Alto commissariato Antimafia per poi passare al ministero della Giustizia. Il consigliere del Colle, secondo quanto emerge dalle sue lettere avrebbe raccontato tutto a Napolitano. Ma Re Giorgio per il momento tace. E' vero, va detto, il suo ruolo istituzionale impone alcuni obblighi e alcuni scudi per preservare l'attività politica del Capo dello Stato, ma il punto è un altro: il Colle è un Giano bifronte. Da un lato predica al Cav rispetto delle regole e delle istituzioni, dall'altro però si sottrae ad una testimonianza che comunque vada il processo è richiesta da un'"istituzione" come la Corte d'Assise di Palermo. Gli scudi non sono uguali per tutti.