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Lavoro, sgravi, giovani, Imu, Letta ha deciso: rinviare tutto

Salta il consiglio dei ministri sull'occupazione. E il taglio del cuneo fiscale? A ottobre...
di Giulio Bucchi domenica 23 giugno 2013

Enrico Letta visto da Benny

4' di lettura

Il governo si comporta sempre di più come i prof delle scuole superiori: quello che non si riesce a chiudere entro l’estate, si rimanda a settembre, o giù di lì. È stato così per l’Imu, con la rata di giugno sulla prima abitazione rinviata a dopo le vacanze (salvo miracoli e improbabili riforme, infatti, si dovrà versare anche il balzello sull’immobile principale). Quella dello slittamento è  la prospettiva indicata  pure per l’Iva: rinvio a ottobre, nella migliore delle ipotesi, per l’aumento dal 21 al 22% già previsto per luglio. Non solo.  In autunno è stata spostata - proprio ieri la conferma del ministro del Welfare, Enrico Giovannini - anche  la discussione circa la riduzione del costo del lavoro: del cosiddetto cuneo fiscale si discuterà con la nuova legge di stabilità, cioè la finanziaria.  Rischio ingorgo - Il governo, insomma, continua a fare poco e a  posticipare più o meno sistematicamente le questioni importanti. Il rischio è di creare un ingorgo dopo le ferie estive. Fatto sta che quando si tratta di prendere decisioni chiave, l’appuntamento salta. Prendete il dossier relativo al lavoro. Da settimane si discute di sconti per consentire alle aziende di assumere giovani. Le misure sembrano pronte. Se ne conoscono a fondo i contenuti:  sgravi (fiscali e contributivi) solo per gli under 30 e solo per le nuove assunzioni, niente incentivi per chi trasforma contratti precari in rapporti di lavoro a tempo determinato. Tutto pronto, insomma. Eppure il provvedimento vedrà la luce (forse) solo martedì prossimo. Il consiglio dei ministri in programma oggi è stato rinviato. E si terrà, quindi, dopo la manifestazione di domani che riporterà in piazza unitariamente Cgil, Cisl e Uil. Una scaletta che potrebbe comprendere, lunedì, l’annunciato incontro delle organizzazioni sindacali con premier Enrico Letta.     Il quale non perde mai occasione per porre l’attenzione sui giovani: a loro - ha detto  - bisogna ridare quanto è stato loro tolto in passato, perché «oggi devono diventare la priorità».  Le sorprese sono dietro l’angolo. Del resto, le misure sul lavoro erano già state rinviate altre due volte. La prima sabato scorso, quando il «pacchetto occupazione giovanile» stato sfilato dal decreto «del fare». La seconda mercoledì quando le stesse misure non sono entrate nel disegno di legge sulle «semplificazioni». Altro che priorità, Letta è in fuga. In cima alla lista dell’esecutivo, a parole, sembrava esserci anche il dossier Iva. Il 1 luglio è previsto l’aumento dell’aliquota dal 21 al 22%. Ma tra divisioni di natura politica fra le diverse anime della maggioranza ed esigenze di copertura finanziaria (servono 4 miliardi di euro l’anno), Letta continua a non decidere. La soluzione trovata, come accennato, sarebbe quella del rinvio a ottobre. Un modo come un altro per prendere tempo ed evitare di  inasprire il peso delle tasse sui consumi in piena estate.  Tre mesi ancora - La prospettiva del rinvio di tre mesi, che comunque costa 1 miliardo in termini di risorse finanziarie pubbliche da trovare, piace alle imprese. «È una buona cosa» ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Per il governo, il viceministro all’Economia, Stefano Fassina ha spiegato che «la misura migliore per incrementare l'occupazione» è proprio «il rinvio dell'aumento Iva». E ha indicato la tabella di marcia: «Occorre sospendere l’aumento fino a dicembre e poi procedere strutturalmente. Le risorse si possono trovare». Questo anche perché sarebbe assai complesso sospendere per soli tre mesi e affidare poi il successivo intervento alla legge di stabilità come ipotizzato, che sarà in vigore ma  solo dal 1 gennaio 2014. Per il Pdl è intervenuto  Renato Brunetta legando il destino dell’Esecutivo ai fatti. Silvio Berlusconi ha già escluso che i suoi problemi giudiziari possano avere ripercussioni sull’esecutivo. E Letta sull’Iva ha rassicurato: «Procederemo collegialmente».  Effetto boomerang - La preoccupazione, tuttavia, resta alta. L’inasprimento Iva avrebbe ovviamente ripercussioni sui prezzi e si abbatterebbe anche sul costo della benzina: 1,5 centesimi in più al litro, stando ai conteggi dell’Unione petrolifera. Che ha messo in guardia Letta  sul probabile effetto boomerang per il gettito fiscale. Già col precedente innalzamento  dal 20 al 21% il fisco ha di fatto registrato una perdita e a fine anno, solo dal settore petrolifero, nelle casse dello Stato potrebbe arrivare  un miliardo   in meno. Stangate, frattanto,  in arrivo per il settore energetico con la Robin Tax più ampia. La versione finale del dl «fare» estende il prelievo alle imprese con ricavi sopra 3 milioni e imponibile oltre 300mila euro (ora rispettivamente  10 milioni e 1 milione). La ricetta è sempre la solita: più  tasse. di Francesco De Dominicis twitter@DeDominicisF

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