L’articolo di Fabio Dragoni uscito lunedì su Libero tocca un tema che da decenni attraversa il dibattito economico italiano e che non può essere ignorato: il nostro sistema fiscale è diventato negli anni un labirinto opprimente, inefficiente e, soprattutto costoso non solo per i contribuenti ma per l’intero sistema economico. Ed è per questo che mi trovo d’accordo con l’analisi proposta.
In Italia non si paga solo tanto: si paga male e soprattutto si perde troppo tempo a pagare, la giungla di imposte, addizionali e adempimenti burocratici rappresenta un freno strutturale alla crescita, quindi semplificare non è una questione astratta, è una necessità economica: ogni modulo in meno, ogni scadenza eliminata, ogni tassa accorpata significa meno costi per imprese e famiglie, più competitività e più risorse da reinvestire.
Negli ultimi 4 anni le famiglie italiane hanno beneficiato di una riduzione del carico fiscale superiore a 33 miliardi di euro, grazie agli interventi delle ultime leggi di Bilancio: dall’innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi al taglio strutturale del cuneo fiscale a favore dei dipendenti, fino all’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e alla riduzione dell’aliquota al 23%. Ora bisogna proseguire con altre scelte importanti: ridurre il numero delle imposte, semplificare gli adempimenti, alleggerire il carico complessivo, anche solo razionalizzare il sistema significa abbattere costi indiretti, consulenze e incertezza normativa.
Nella direzione suddetta la Lega ha già dimostrato di avere una visione concreta: nella legge di riforma fiscale, dove sono stato relatore, avevamo previsto l’abolizione di 20 tra imposte e tasse minori: un primo passo significativo verso un sistema più snello. In questi anni abbiamo introdotto strumenti che vanno nella direzione giusta: la rateizzazione del maxi acconto di novembre, applicata però solo nel 2023 e nel 2024, che ha dato respiro a professionisti e imprese; la flat tax incrementale, che premia chi cresce e produce di più applicata anche in questo caso nel solo 2023; la cedolare secca sugli affitti commerciali, già avviata grazie alla Lega nel solo 2019, per sostenere il tessuto economico dei nostri centri urbani.
E ancora: la proposta di estendere la flat tax alle società di persone e agli studi associati. Misure concrete, non teoriche, che vanno tutte nella stessa direzione: meno tasse, meno burocrazia, più crescita, e soprattutto, è bene ricordarlo con grande chiarezza, gran parte di questi interventi di semplificazione e riduzione fiscale sono già stati approvati e sono già legge. Oggi serve soprattutto attuarli fino in fondo, senza ulteriori rinvii. Un capitolo a parte andrebbe dedicato ai tagli di spese improduttive, gli sprechi che si annidano nei capitoli dei vari Ministeri.
Contemporaneamente è necessario intervenire anche sul fronte del contenzioso e dei rapporti tra fisco e contribuente: la rottamazione quinques della Lega, ridotta nella platea dei cittadini dalle interlocuzioni con gli alleati, va ora riaperta per tutti, estendendola anche agli accertamenti, vanno chiuse le liti pendenti da anni che bloccano risorse e sanate quelle irregolarità formali che non rappresentano evasione ma solo appesantiscono il sistema. Perché semplificazione in un rapporto equilibrato tra fisco e cittadino significa restituire fiducia. Il tema non è solo quanto si incassa, ma come si crea ricchezza, un sistema fiscale più leggero non impoverisce lo Stato: al contrario, amplia la base imponibile, riduce l’evasione e favorisce lo sviluppo; è una lezione che altri Paesi hanno già imparato e che anche l’Italia non può più permettersi di rimandare. Perché una fiscalità più giusta e più semplice non è solo una questione economica, ma una scelta di libertà. È una sfida che possiamo e dobbiamo vincere.
di Alberto Gusmeroli
Presidente della Commissione Attività produttive della Camera