Elly Schlein ieri ha cercato di dribblare sapientemente - mentre gironzolava al Salone del Libro di Torino- il nodo della patrimoniale. Invocata, agognata e sempre sognata dai progressisti italiani, la tassa sui patrimoni degli italiani più abbienti (ma quali saranno poi gli italiani considerati “ricchi” dal Campo largo?) è pronta ad entrare nel programma del Centrosinistra per le prossime elezioni Politiche. «Sulle questioni fiscale discuteremo con le altre forze di opposizione» ha detto la segretaria Pd, «come abbiamo fatto proponendo diverse misure, a partire da quelle che sostengono i giovani che vogliono restare in Italia». Nessun dettaglio, al momento. Elly ha rilanciato poi l’idea del salario minimo, senza specificare dove verranno prelevati i fondi per finanziare questa misura. La sinistra deve ancora mettere a punto il suo programma, ma come da tradizione è assai probabile che in caso di vittoria arriveranno nuove tasse. Esattamente il contrario di quello che è successo in questi quattro anni di governo Meloni, che si è insediato nel 2022 in un periodo di inflazione altissima.
Nonostante il quadro economico difficile, il Centrodestra ha approvato misure che hanno avuto effetti concreti sul reddito dei lavoratori e delle imprese. Partiamo dall’Irpef. Durante il governo Meloni è arrivato il via libera alla riduzione delle aliquote Irpef da 4 a 3, con accorpamento dei primi due scaglioni di reddito e l’estensione dell’aliquota al 23% fino a 28mila euro; inoltre è arrivata la riduzione aliquota per lo scaglione tra i 28mila e i 50mila euro di reddito dal 35% al 33%. Un altro capitolo importante riguarda il taglio del cuneo fiscale. Nel dettaglio è stato ridotto il cuneo contributivo per i redditi fino a 20mila euro, mentre per quelli tra i 20mila e 40mila il taglio diventa fiscale con una detrazione fissa di 1.000 euro fino a 32mila euro per poi diminuire progressivamente tra i 32mila e i 40mila. Un passo avanti importante è stato dedicato all’esonero contributivo perle nuove assunzioni: via libera all’esonero totale e parziale per l’assunzione a tempo indeterminato e determinato dei beneficiari dell’assegno di inclusioni ed esonero contributivo al 100% per 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminati di donne lavoratrici svantaggiate e soprattutto per i giovani under 35.
Alzata poi la soglia di esenzione fiscale per i fringe benefit e per i buoni pasto, mentre l’imposta sostitutiva sui premi di risultato o di partecipazione agli utili d’impresa è stata ridotta dal 10% al 5% all’1% (Legge di bilancio 2026) e la soglia annua agevolabile è stata aumentata da 3mila a 5mila euro. Sula casa è stato prorogato per il triennio 2025-2027 l’accesso agevolato al mutuo prima casa. Novità anche per il regime forfettario (innalzata la soglia di accesso a 85mila euro di fatturato e a 35mila euro il limite di reddito da lavoro o assimilato per poter usufruire del regime) e per il bonus mamme (alzato da 40 a 60 euro al mese per le lavoratrici con almeno 2 figli e Isee fino a 40mila euro). Svolta anche per le famiglie con il nuovo calcolo dell’Isee che ha favorito l’accesso alle prestazioni per i nuclei numerosi grazie all’esclusione della prima casa e alla rivalutazione dei coefficienti di calcolo. Il decreto Primo Maggio, appena approvato dal governo di Centrodstra, ha istituito anche incentivi all’assunzione per donne e giovani a cui si potrà accedere solo se si riconosce e si applica il “salario giusto”. Per qualcuno, in realtà, le tasse sono aumentate: si tratta, in modo mirato, di banche, assicurazione e società energetiche. In passato, con i governi del Centrosinistra, la tendenza era opposta: più tasse per i cittadini e più soldi alle banche.