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Alfonso Bonafede sul caso Di Matteo: "Nessuna interferenza, ipotesi infamante"

giovedì 7 maggio 2020

2' di lettura

Alfonso Bonafede nell'occhio del ciclone. Con ogni probabilità il passo indietro del Guardasigilli sulla scarcerazione dei boss a causa dell'emergenza coronavirus deve essere letto anche in questa chiave. Non è un caso infatti che molti, tra cui Matteo Salvini, abbiano chiesto le sue dimissioni dopo - anche - le dichiarazioni di Nino Di Matteo. "Al Dap voglio un cambio radicale. Le decisioni vengono prese dai magistrati, ma noi dobbiamo avere massima attenzione su tutti in detenuti, in particolare quelli in alta sorveglianza e 41-bis. È necessario che i nuovi vertici abbiano subito un quadro chiaro e un monitoraggio capillare della situazione delle carceri". Queste le parole del ministro della Giustizia - intercettate dal Corriere della Sera - rivolte ai suoi tecnici in vista del nuovo decreto. La Fase 2 è iniziata per tutta Italia e i detenuti non sono da meno: l'epidemia sta scemando e le celle non hanno più necessità di essere svuotate.

"In questo momento in cui il Paese si sta rialzando - prosegue - è importante proteggere la nostra economia dalle infiltrazioni. Per questo dobbiamo agire in fretta". E per farlo, secondo il grillino, serve un decreto legge da aggiungere a quello sull'obbligo di acquisizione del parere delle Procure prima di accordare arresti domiciliari, permessi o ogni altro beneficio ai detenuti per mafia e droga. Questa volta, come ricorda il quotidiano di Luciano Fontana, si proverà a intervenire sui presupposti della concessione delle misure alternative al carcere. Questa, spera il pentastellato, potrebbe essere la toppa che fa dimenticare le accuse dell'ex pm antimafia Nino Di Matteo.

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Il magistrato, in collegamento con Non è l'Arena, ha affermato di essere stato escluso dalla presidenza del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, perché non conforme alle volontà dei boss mafiosi. Una vicenda che ha immediatamente scatenato la polemica e che Bonafede, chiamato in causa, ha liquidato come "ipotesi tanto infamanti quanto infondate e assurde, perché non ci fu alcuna interferenza, né diretta né indiretta. Mi convinsi che fosse più giusto consentire a Di Matteo di lavorare al ministero al mio fianco". Niente di più.

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